Nei giorni scorsi il cancelliere austriaco Nehammer ha incontrato il residente russo a Mosca, ma i toni del loro colloquio sono stati "poco amichevoli".
Era la prima volta dall'inizio del conflitto che un leader europeo incontrava di persona il presidente Putin.
"È stato un momento che Nehammer ha definito importante, ma di quello che si sono detti si sa ben poco, e le posizioni di Putin non sembrano cambiate", ha commentato il corrispondente per l'Europa orientale Giuseppe D'Amato ai microfoni di SBS Italian.
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Fonti occidentali, fra cui la BBC, hanno riferito che Mosca si starebbe preparando ad attacchi "brutali e massicci" ed è noto che le truppe si stanno spostando ad est, concentrando il loro arsenale in Donbass.
"Il Cremlino ha preso atto di non riuscire ad arrivare a Kyev e quindi rivede la sua strategia. Se riesce ad assestare questa mossa, qualsiasi cosa accadrà, potrà dire al popolo russo di essere riuscito perlomeno a mettere in sicurezza l'area fondamentale del Donbass", ha continuato il giornalista.
La zona del Donbass infatti è un bacino carbonifero importantissimo per tutta la zona europea, se non addirittura a livello mondiale.
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Le potenze occidentali continuano nel tentativo di ostacolare i piani di Putin e provano ad indebolirlo economicamente, così il premier italiano Mario Draghi e il ministro degli Esteri Di Maio hanno firmato un accordo sul gas con l’Algeria, “per far fronte ai ricatti russi” e, nelle stesse ore, il primo ministro inglese Boris Johnson e il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden hanno parlato al telefono a proposito della necessità di aumentare la pressione economica sulla Russia.
Queste misure però sembrerebbero soltanto dei palliativi.
"L'occidente ogni giorno compra dalla Russia gas, petrolio e materie prime per un valore di circa un miliardo di dollari. L'approvvigionamento di queste materie purtroppo può solo essere ridotto ma non interrotto, nonostante, secondo fonti occidentali, questi capitali vengano utilizzati per continuare la guerra in Ucraina", conclude D'Amato.
Ascolta l'intervento integrale del corrispondente per l'Europa orientale, il giornalista Giuseppe D'amato:
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