Meglio un sistema in cui le regole vengono applicate in modo chiaro e prevedibile o uno che lascia più spazio all’interpretazione e alla flessibilità? Partendo dalle esperienze degli italiani in Australia, ne abbiamo discusso con i nostri ascoltatori e ascoltatrici, confrontando due diversi modi di intendere regole, discrezionalità e senso civico.
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Il rapporto con le regole è uno degli argomenti che torna spesso nelle discussioni, offline e online, tra gli italiani che si trasferiscono in Australia, e le posizioni sono molto diverse. C’è chi apprezza la prevedibilità del sistema australiano e chi, invece, lo considera troppo rigido e rimpiange la maggiore possibilità di interpretare e adattare le regole, un approccio spesso associato all’Italia.
Ma forse il punto non è quante regole esistano nei due Paesi, quanto cosa succede dopo che vengono scritte: quanto vengono applicate, quanto sono prevedibili e quanto spazio rimane per la discrezionalità.
Il nostro ascoltatore Giovanni spiega di preferire senza esitazioni il modello australiano, sostenendo che esista "un sistema molto forte e solido" capace di far rispettare le regole e associando questa caratteristica a un maggiore senso civico.
L’ascoltatrice Manuela ne riconosce i vantaggi e spiega: "Io rispetto la regola perché parto dal presupposto che la rispetterai anche tu". Ma ne individua anche i limiti, soprattutto quando "la regola finisce per sostituire il giudizio". A questo proposito racconta di essere stata costretta a percorrere un’intera fila delimitata da transenne, pur essendo l’unica persona presente.
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La prospettiva di Lucy, australiana di origini italiane e grande amante dell’Italia, arricchisce ulteriormente il confronto. Per lei non è affatto scontato che l’Italia sia il Paese della flessibilità. Racconta infatti di aver dovuto tornare il giorno successivo in un ufficio pubblico perché l’impiegato presente, pur ricoprendo lo stesso ruolo della collega assente, non poteva apporre il timbro necessario sul suo permesso di soggiorno.
"La mancanza di flessibilità, in questo caso, mi è costata del tempo", conclude.
Lucy introduce però anche un’altra distinzione: oltre alle norme scritte, "esistono tantissime regole non formalizzate, cioè regole culturali» che, per uno straniero in visita in Italia, possono essere difficili da comprendere e «sembrare rigide per chi non le conosce".
Claudia, educatrice della scuola dell’infanzia e autrice di libri per bambini, si schiera invece nettamente a favore del modello australiano e spiega, “io adoro le regole australiane e adoro gli australiani che applicano le regole”, pur riconoscendo che a volte serve un “metro di giudizio” nel valutare una regola che non è stata rispettata.
A chiudere la discussione è Fernando, anche lui a favore del modello australiano: “Le regole sono seguite praticamente da tutti e la vita è più semplice per tutti quanti”.
Fernando riconosce che a volte, soprattutto sulla strada, i controlli possono sembrare un po’ “ossessivi”, ma conclude che alla fine in Australia “si guida molto meglio”, a costo di multe molto salate.
Resta quindi aperta una questione che va oltre la semplice contrapposizione tra rigidità australiana e creatività italiana: quando la discrezionalità rappresenta una forma utile di flessibilità e quando, invece, rischia di trasformarsi in arbitrarietà?
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