Nei giorni scorsi le strade della città di Almaty, centro economico del Kazakistan, sono state teatro di scontri violenti che hanno tenuto la comunità internazionale con il fiato sospeso.
Dal 2 gennaio, una rivolta senza precedenti ha portato all'arresto di quasi 8mila persone, in quella che era considerata la più stabile tra le repubbliche nate dopo il crollo dell'Unione Sovietica.
Un primo post sui social media del paese aveva confermato 164 vittime, ma di quel post non c'è più traccia, e allo stesso modo non risultano esserci dati ufficiali provenienti dal governo kazako.
Potrebbe interessarti anche

Capitol Riot: la politica americana un anno dopo l'irruzione nel Campidoglio
Per il governo del paese si è trattato di un tentativo di colpo di stato, nonostante fosse stato l'aumento del prezzo del carburante ad accendere la protesta.
In Kazakhstan sono arrivate truppe russe in aiuto del governo locale, chiamate dal governo stesso in nome dell'Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva, un'alleanza tra Stati post-sovietici.
Al momento l'ordine sembra essere stato ripristinato, così come i collegamenti internet, interrotti da giorni. Nonostante questa calma apparente, secondo Giuseppe D'Amato, giornalista, scrittore e storico specializzato in questioni legate alla Russia ed al fronte post-sovietico, il rischio di un cambiamento strutturale in senso autoritario del paese è evidente.
Ascolta il resoconto e l'analisi del giornalista Giuseppe D'Amato
Le persone in Australia devono stare ad almeno 1,5 metri di distanza dagli altri. Controllate le restrizioni del vostro stato per verificare i limiti imposti sugli assembramenti.
Se avete sintomi da raffreddore o influenza, state a casa e richiedete di sottoporvi ad un test chiamando telefonicamente il vostro medico, oppure contattate la hotline nazionale per le informazioni sul Coronavirus al numero 1800 020 080.
Notizie e informazioni sono disponibili in 63 lingue all'indirizzo www.sbs.com.au/coronavirus.




