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Sedate le rivolte in Kazakistan, qual è il futuro del paese?

burnt-out cars in a parking area in central Almaty on January 6, 2022, after violence that erupted following protests over hikes in fuel prices.

Auto bruciate nel centro della capitale economica kazaka Almaty il 6 gennaio 2022. Source: ALEXANDR BOGDANOV/AFP via Getty Images

Nonostante sia uno dei paesi più stabili nell'area ex-sovietica, il Kazakistan ha vissuto giornate di violenza, conclusesi senza un bilancio ufficiale delle vittime. Qual è il futuro politico del paese e delle altre repubbliche ex-sovietiche?


Nei giorni scorsi le strade della città di Almaty, centro economico del Kazakistan, sono state teatro di scontri violenti che hanno tenuto la comunità internazionale con il fiato sospeso.

Dal 2 gennaio, una rivolta senza precedenti ha portato all'arresto di quasi 8mila persone, in quella che era considerata la più stabile tra le repubbliche nate dopo il crollo dell'Unione Sovietica.

Un primo post sui social media del paese aveva confermato 164 vittime, ma di quel post non c'è più traccia, e allo stesso modo non risultano esserci dati ufficiali provenienti dal governo kazako.

Per il governo del paese si è trattato di un tentativo di colpo di stato, nonostante fosse stato l'aumento del prezzo del carburante ad accendere la protesta.

In Kazakhstan sono arrivate truppe russe in aiuto del governo locale, chiamate dal governo stesso in nome dell'Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva, un'alleanza tra Stati post-sovietici.

Al momento l'ordine sembra essere stato ripristinato, così come i collegamenti internet, interrotti da giorni. Nonostante questa calma apparente, secondo Giuseppe D'Amato, giornalista, scrittore e storico specializzato in questioni legate alla Russia ed al fronte post-sovietico, il rischio di un cambiamento strutturale in senso autoritario del paese è evidente.

Ascolta il resoconto e l'analisi del giornalista Giuseppe D'Amato

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