"Alexa, atterra!"... sembrerebbe fantascienza, ma qualcosa di simile potrebbe avvenire nel futuro.
Prima della pandemia l'industria areonautica si trovava in difficoltà per soddisfare la crescente domanda di piloti di linea, a causa dell'aumento dei viaggi aerei. Per questo motivo si è iniziato a studiare nuove tecnologie, come gli assistenti digitali, che aiutassero ad affrontare tempi stretti e cieli sempre più affollati.
Fabio Mattioli, professore di Antropologia presso la Scuola di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Melbourne e Ricercatore Associato al Centro per l'Intelligenza Artificiale e l'Etica Digitale della stessa Università, è uno dei ricercatori impegnati nel rimettere il pilota al centro della discussione sulle implementazioni tecnologiche.
"È importante che i piloti ci dicano come preferiscono usare questi sistemi di supporto perché in situazioni di stress e di emergenza, ad esempio, le comunicazioni tra uomo e macchina possono risultare complicate se non adeguate ai bisogni di chi sta effettivamente in cabina di pilotaggio".
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Vi sono ancora alcune riserve a sostituire completamente il copilota umano con quello macchina, anche se il supporto digitale fornisce un grande supporto pratico già utilizzato da diverse compagnie, come ad esempio processare il numero altissimo dati che arrivano contemporaneamente.
Le riserve maggiori, da parte dei piloti, sono legate a "quei momenti in cui il pilota decide di utilizzare un comando diverso dai parametri standard, che verrebbe capito e interpretato in maniera flessibile da un copilota umano e meno, se non per niente, da una macchina, spiega Mattioli.
"Sarebbe come avere una suocera seduta nel sedile accanto che corregge in continuazione il pilota anche se sta facendo qualcosa di giusto", scherza il professore concludendo il suo intervento ai microfoni di SBS Italian.
Ascolta l'intervista a Fabio Mattioli:
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