Succedeva ai tempi dell’Unione Sovietica che alcuni atleti, tra i pochissimi autorizzati a lasciare il paese, decidessero poi di non rientrare.
Alle Olimpiadi di Melbourne del 1956, ad esempio, arrivarono 83 atleti ungheresi; durante i giochi le rivolte a Budapest furono represse dal regime e solo 38 degli ungheresi tornarono in patria.
L'atleta bielorussa Krystsina Tsimanouskaya ha compiuto una scelta analoga, ottenendo un visto umanitario dalla Polonia.
In primo piano
- La velocista bielorussa Krystsina Tsimanouskaya si è rifiutata di rientrare nel suo paese, temendo per la sua sicurezza.
- Il 9 agosto 2020 veniva annunciata la vittoria alle presidenziali bielorusse di Alexander Lukashenko, alla guida del paese dal 1994.
- Molti hanno manifestato, accusando Lukashenko di aver falsato i risultati elettorali e una dei leader delle proteste, Maria Kalesnikava, rischia ora fino a 12 anni di carcere.
Se la sua fosse una decisione già maturata in precedenza o se la situazione sia degenerata a Tokyo "è difficile dirlo", secondo il giornalista Giuseppe D'Amato, esperto di questioni legate a Russia ed ex Unione Sovietica.
Il 9 agosto prossimo sarà il primo anniversario dall'annuncio della vittoria di Lukashenko alle presidenziali, elezioni che secondo la comunità internazionale sono state compromesse, negando la preferenza della popolazione bielorussa per la rivale di Lukashenko, Sviatlana Tsikhanouskaya.
Secondo Giuseppe D'Amato, negli scorsi mesi "i servizi segreti locali hanno incarcerato senza fare troppo clamore migliaia di persone" che avrebbero partecipato alle proteste seguite alla comunicazione dei risultati elettorali.
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Nonostante sembri un suicidio, la polizia ucraina ha lanciato un'indagine per sospetto omicidio.
Ascolta l'intervento di Giuseppe D'Amato
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