Ismail El Gabaili, ospite della nostra rubrica dedicata alle storie di vita degli italiani in Australia, ricompone le tessere dei ricordi facendo un altro tuffo nel passato, costellato da emozioni e arricchito con aneddoti di alcuni periodi della sua vita in Italia e in Libia. Prima di entrare nelle tortuose strade della memoria, Ismail si sofferma sul razzismo in Australia e il trattamento che il governo australiano riserva ai profughi del Medioriente su alcune isole del Pacifico.

Ismail afferma che l'Australia dovrebbe accogliere gli immigrati in quanto la popolazione sta invecchiando e ritiene inoltre che nel sottosuolo australiano ci sia tanta acqua potabile, sufficiente per tutti, in un territorio grande quanto il Mediterraneo.
“Quando mi riferisco alla casa, a volte faccio fatica ad individuare quale: se quella di Zia Marcella, dove abitavo con mia madre, o quella della famiglia Gherardi, che mi ha accolto e cresciuto come e più di un figlio”
Ecco la storia di Ismail con le sue parole.
“Nei giorni della rivolta di Tripoli, nel 1967, mi venne l'idea di arrampicarmi su un albero per scattare foto del popolo che protestava ma alcuni giovani manifestanti mi scaraventarono a terra, additandomi alla folla come “ebreo”.

I giorni tra il 24 e il 25 dicembre per Ismail sono date impossibili da dimenticare. E' nato nel 1933, il 24 dicembre dieci minuti prima della mezzanotte, è sbarcato in Australia il 24 dicembre del 1970 e il 25 dicembre del 2005 è stato colpito dalla febbre del legionario, una grave infezione polmonare causata da un virus, da cui si è salvato per miracolo grazie all'intervento di un medico vietamita.
“In Australia, ho adottato un bambino italiano per ricambiare quanto ho avuto dalla famiglia adottiva, che mi ha cresciuto ed amato”.

