"Facevano parte di un piccolo gruppo di donne che si chiamava 'Amicizia club', si incontravano tutti i martedì in una piccola chiesa a Fremantle, e mi hanno invitato", ricorda la cantautrice Kavisha Mazzella.
"Quando hanno cominciato a cantare ho pensato 'oddio! Che suono fantastico, voglio essere in un coro con loro' e mi sono detta 'se non lo fai tu non lo fa nessuno, Kavisha'. Non avevo mai diretto un coro prima di allora, ma mi hanno insegnato loro, ed ora è il mio mestiere".
Il coro The Joys of the Women, nato da questa occasione fortuita, era formato da un gruppo di donne italoaustraliane che non si erano mai esibite in pubblico in vita loro.
"Non avevano voci perfette, ma avevano voci autentiche, ed è quel che cerco nei cori: cerco di far emergere la voce autentica delle persone".

Kavisha Mazzella e il regista italoaustraliano Franco Di Chiera hanno preso parte a fine maggio 2023 a due serate al COASIT di Melbourne, dedicate alla proiezione del documentario The Joys of the Women, a 30 anni da quando uscì.
Di Chiera ricorda il suo primo incontro con Kavisha Mazzella e il coro: si stavano esibendo per la prima volta in pubblico durante il festival "Gemellaggio" che si svolse a Fremantle e che portò alcuni artisti italiani in Australia.
"Stavo girando un documentario per SBS e casualmente ho filmato la prima esibizione in pubblico del coro".
"Mentre le guardavo mi sono emozionato, perché erano tutte canzoni che mia mamma mi cantava quando ero piccolo", ricorda Di Chiera, che è nato e cresciuto in Western Australia, ed ha perso sua madre a soli otto anni.
Di Chiera ha quindi proposto a Kavisha di girare un documentario.
"La sfida per me e per la troupe era: come catturiamo la presenza 'larger than life' (così intensa) di queste donne sul palco e come possiamo render loro giustizia nel film?", sottolinea il regista.
"Molte di queste donne erano rimaste chiuse in casa per la maggior parte della loro vita adulta in Australia, cucinando, facendo le pulizie, prendendosi cura dei figli, e molte non parlavano neanche l'inglese; questa è stata la loro prima chance di contribuire culturalmente all'Australia e di mostrare chi erano veramente".

"Solo tre delle donne che facevano originariamente parte del coro sono ancora vive", spiega Di Chiera, "perché avevano già 70, 80 anni all'epoca".
"Spero che questo sia un dono per i loro figli, nipoti, e le generazioni future di australiani di origine italiana per vedere da dove sono venuti".
Mazzella concorda: "penso che il valore di questo documentario aumenti col tempo".
Gli stessi Di Chiera e Mazzella sono figli di immigrati italiani, e ricordano l'effetto dirompente che questa esperienza ebbe su di loro.
"Franco me l'aveva detto: questo cambierà la tua vita. E non gli avevo creduto, pensavo fosse un'esagerazione! Ma è vero, ha cambiato la mia vita, mi ha dato una direzione artistica, e il cambiamento piu grande è stato che sono diventata una cantautrice".

Il documentario The Joys of the Women verrà proiettato prossimamente anche a Brisbane (il primo luglio), e a Perth (l'11 e il 13 agosto), per celebrare i 30 anni dalla prima uscita.

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