Il giovane veneto, insieme alla moglie Giulia e alle due figlie, si è trovato improvvisamente senza un titolo che gli consentisse di restare in Australia. “Mi sono sentito poco supportato per un errore non mio, ma per fortuna ora ho ottenuto la residenza permanente”.
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Per ricostruire la vicenda di Matteo Lunetta bisogna partire dalla fine degli anni Settanta e tenere presenti due date: il 1978 e il 1992.
Tino, nonno di Matteo e padre di Massimo, arrivò in Australia nel 1970 e in seguito ottenne la cittadinanza australiana. Anche la moglie e i figli acquisirono la cittadinanza australiana.
In base alle norme allora vigenti, questo passaggio ebbe conseguenze anche sulla loro cittadinanza italiana.

Nel 1978, la famiglia decise di rientrare in Italia e Tino riacquistò la cittadinanza italiana.
La vita dei Lunetta proseguì tranquillamente in Veneto e, nel 1992, nacque Matteo, figlio di Massimo.
Nel 2013 Massimo decise di tornare in Australia per una vacanza con la moglie Roberta: fece richiesta del passaporto australiano, che gli venne concesso senza problemi, e trascorse circa un mese nel Paese.
Il richiamo dell’Australia, però, rimase forte e tre anni dopo Massimo e Roberta decisero di trasferirsi definitivamente, questa volta con tutta la famiglia.

È a questo punto che entrano nella storia Matteo e Giulia Carraro, che sarebbe poi diventata sua moglie. “Noi arrivammo qui un anno dopo, nel 2017”, racconta Matteo.
“Eravamo tranquilli dal punto di vista burocratico: io non avevo ancora il passaporto australiano, ma l’agente di immigrazione che ci seguiva consigliò a me e Giulia di entrare con un Working Holiday Visa. Una volta in Australia, avrei poi completato quella che ci era stata presentata come una semplice formalità”.
Tutto sembrava procedere senza problemi: Matteo ottenne il passaporto australiano, Giulia fece domanda per un Partner Visa e, alla fine del 2019, nacque Ginevra.
“Non facemmo domanda per il passaporto della piccola perché era appena scoppiata la pandemia e non volevamo spendere soldi per un documento che, in quel momento, non avremmo potuto utilizzare”, spiega Giulia. Nel 2022 nacque anche Camilla.
L’anno successivo Massimo decise di tornare in Italia per visitare la famiglia, ma il suo passaporto australiano era scaduto e ne chiese il rinnovo. Fu allora che arrivò la notizia destinata a tenere la famiglia con il fiato sospeso per i due anni successivi.
“Il rinnovo del passaporto gli fu negato perché, secondo le autorità, Massimo aveva perso la cittadinanza australiana nel 1978 e avrebbe dovuto riacquistarla nel 2013”, ha spiegato Matteo. “La cittadinanza gli venne quindi revocata, ma per riottenerla gli bastò presentare la documentazione richiesta e pagare le relative tariffe amministrative”.
“Il problema fu che, tre mesi dopo, revocarono la cittadinanza anche a me”, ha spiegato Matteo.
“Nel mio caso non potevo seguire la stessa procedura, perché ero nato nel 1992, in un periodo in cui Massimo non risultava cittadino australiano. Di conseguenza, non potevo ottenere la cittadinanza per discendenza”.
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Nel giro di poco tempo, Matteo si ritrovò così senza uno status migratorio valido e con 28 giorni di tempo per lasciare l’Australia.
A quel punto fu decisiva la posizione di Giulia. “Per fortuna avevo ottenuto la cittadinanza australiana prima che quella di Massimo venisse revocata, dopo la nascita di Camilla, con tanto di cerimonia”, ha raccontato.
“La cosa paradossale è che l’avevo ottenuta dopo essere arrivata in Australia con un Partner Visa legato a Matteo, che successivamente è risultato non avere diritto alla cittadinanza australiana. Ma la mia cittadinanza non era stata acquisita per discendenza e quindi non è stata revocata”, ha aggiunto.
L’odissea si è conclusa pochi mesi fa con una soluzione inattesa. “L’unica possibilità era fare domanda per un Partner Visa attraverso Giulia. In pratica, ci siamo scambiati i ruoli”, racconta Matteo.
Nel frattempo, la famiglia ha dovuto affrontare problemi anche con il passaporto di Ginevra, nata in un periodo in cui, alla luce della successiva ricostruzione delle autorità, nessuno dei due genitori risultava cittadino australiano. Nessun problema, invece, per Camilla, nata quando Giulia aveva già ottenuto la cittadinanza.
Oggi Matteo ha la residenza permanente ed è in attesa di poter presentare una nuova domanda di cittadinanza, ma non nasconde l’amarezza per quanto accaduto. “Mi hanno intimato di lasciare il Paese quando avevo due bambine piccole. Se il problema con la cittadinanza di Massimo fosse emerso nel 2013, probabilmente avremmo potuto affrontarlo allora. Mi sono sentito lasciato solo”, ha concluso.
Quest'avventura mi ha dato grande fiducia in me stessa e nella mia famiglia: abbiamo superato un ostacolo non da pocoGiulia Carraro

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