In attesa del budget federale, che verrà reso noto tra poche settimane, il governo laburista raggiunge un do ut des economico/politico con la Cina, che segue la visita della ministra degli Esteri Penny Wong in Cina al termine dello scorso anno.
Wong ha infatti annunciato che la Cina condurrà una revisione rapida sulle tariffe imposte sull'importazione di orzo australiano. In cambio, Canberra sospenderà l'azione legale intrapresa contro la Cina presso l'Organizzazione Mondiale del Commercio.
Il primo passo verso il disgelo commerciale viene dunque mosso dopo un triennio di continue escalations di reciproci sgarbi, finanziari ma anche diplomatici.
Nel 2020, infatti, Pechino impose una tariffa dell'80% sull'orzo australiano, praticamente rendendo impossibile vendere questo prodotto nel mercato cinese.
Il ministro del commercio Don Farrell si è detto fiducioso che le tariffe verranno rimosse, e che Canberra e Pechino torneranno ad avere una solida e serena relazione commerciale.
Numeri alla mano, si ritiene che, durante questo periodo di tensioni, l'industria dell'orzo abbia perso fino a 600 milioni di dollari in mancate vendite.
Ma questo è soltanto un primo passo verso un ritorno alla normalità, visto che sono ancora presenti in Cina tariffe o addirittura bandi su altri prodotti australiani come vino — dal 116% al 228% fino al 2026 — carbone, legname e aragoste.
Ed è proprio il vino, a detta di Penny Wong, il prossimo prodotto che, in caso di accordo raggiunto per l'orzo, potrebbe tornare ad essere esente da tariffe aggiuntive.
Questo dell'orzo è uno schema che, se funzionasse, dovrebbe essere adottato al commercio del vino.Penny Wong
Questo mutuo impegno a ritornare sui propri assi è stato salutato con piacere da tutti gli schieramenti politici.
Peter Dutton, leader liberale, ha sottolineato l'importanza delle relazioni commerciali con la Cina, specialmente in un periodo in cui la comunità internazionale sta facendo pressioni per una stabilizzazione nella regione dell'Asia Pacifica.
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