La crisi in Medio Oriente sta avendo conseguenze anche per molti cittadini australiani rimasti bloccati nella regione dopo la chiusura degli spazi aerei seguita agli attacchi contro l’Iran e alla risposta militare di Teheran.
Secondo le stime ufficiali, circa 115.000 australiani si trovano ancora nell’area, mentre un primo volo commerciale con circa 200 cittadini australiani è atterrato a Sydney nelle scorse ore.
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L’esperto di politica australiana Paul Scutti ha spiegato che l’operazione di rientro è destinata a proseguire nei prossimi giorni: “Wong ha confermato che, a parte il volo che è già arrivato, ne dovrebbero partire altri tre se le condizioni lo consentiranno”.
La ministra degli Esteri Penny Wong ha definito l’operazione in corso “il più grande intervento consolare mai intrapreso dall’Australia”, ha aggiunto Scutti.
Sul piano politico, in Australia c’è un sostegno bipartisan alla cosiddetta Operation Epic Fury condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, ma non mancano critiche sulla base giuridica dell’intervento.
Alcuni leader internazionali e diversi esponenti politici hanno espresso dubbi sulla legalità dell’intervento, come il presidente francese Emmanuel Macron e soprattutto in queste ultime ore il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez.
In Australia “i due partiti principali si sono schierati a favore del conflitto" ha spiegato Scutti e il governo australiano ha ribadito il sostegno agli sforzi per impedire all’Iran di ottenere armi nucleari, mentre alcuni parlamentari indipendenti e i Verdi sostengono che l’operazione possa violare l’ordine giuridico internazionale.
Il conflitto ha inoltre alimentato tensioni interne legate alla coesione sociale. Il governo federale ha deciso infatti di cancellare un finanziamento di circa 700.000 dollari destinato a un centro comunitario islamico di Melbourne dopo alcune commemorazioni religiose legate alla morte dell’ayatollah Ali Khamenei avvenute nei giorni scorsi.
Come ha spiegato Scutti, “il governo ha giustificato questa decisione per preoccupazioni relative alla coesione sociale”.
La decisione si inserisce in un clima politico già acceso, mentre il Parlamento discute anche delle ricadute economiche e strategiche del conflitto per l’Australia.
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