La scorsa settimana il primo ministro Anthony Albanese ha delineato i nuovi standard normativi in materia di intelligenza artificiale e centri dati, presentando un quadro di riferimento generale per gestire questa tecnologia emergente che sarà introdotto all’inizio del 2027.
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La presa di posizione del governo arriva in un momento in cui si discute di diritti d’autore, posti di lavoro in pericolo e centri dati, con gli Stati e i Territori australiani che adottano approcci sempre più divergenti riguardo all’approvazione delle infrastrutture necessarie per alimentare l’intelligenza artificiale.
Il governo intende imporre agli operatori dei centri dati di sostenere i costi legati alla produzione di nuova energia, in risposta alle preoccupazioni espresse dalle comunità riguardo all’impatto ambientale.
I Verdi hanno chiesto una moratoria sulla costruzione e sull’approvazione di nuovi centri dati fino all'entrata in vigore delle nuove normative.
Francesco Bailo, docente di Analisi dei dati nelle scienze sociali all’Università di Sydney, ha fatto il punto sul dibattito attuale intorno all’intelligenza artificiale in Australia.
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Secondo Bailo, in Australia l’opinione pubblica mostra un atteggiamento piuttosto negativo nei confronti dell’IA.
"Penso che questo spieghi perché Albanese abbia detto: 'L’Australia è aperta agli investimenti, ma allo stesso tempo è un Paese sovrano. Saremo dunque noi a stabilire le regole e non permetteremo che siano la tecnologia, o coloro che la possiedono, a dettarcele'".
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