Con questa miniserie podcast celebriamo gli 80 anni dell'Italia repubblicana attraverso lo strumento più puro della democrazia: il voto. Miguel Gotor, docente di storia moderna all'Università di Roma Tor Vergata, ci ha spiegato l'importanza dei referendum su divorzio e aborto, traguardi storici per la società italiana.
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Nel 1974 e nel 1981 si tennero in Italia i due referendum forse più celebri, quelli in cui le italiane e gli italiani furono chiamate e chiamati a dire la loro su due temi molto importanti: il divorzio e l’aborto.
L'Italia rappresentava effettivamente un'eccezione, un'eccezione secondo me dovuta al fatto che fosse un Paese in cui il cattolicesimo era religione di Stato.Miguel Gotor, docente di storia moderna all'Università di Roma Tor Vergata.
Quello del 1974 fu il primo referendum abrogativo della storia repubblicana: elettori ed elettrici dovevano decidere se abrogare o meno la legge Fortuna-Baslini del 1970, la norma che aveva introdotto il divorzio in Italia, grazie a una decisione presa alla fine degli anni '40.
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Questo perché in fase di stesura della Costituzione ci fu un acceso dibattito sull’articolo 29, il cui comma 1 oggi recita “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.
L’iniziale proposta del comitato di redazione recitava “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio indissolubile”.
Se quella versione fosse passata, la legge Baslini-Fortuna difficilmente avrebbe visto la luce, perché sarebbe stata necessaria una modifica costituzionale.
“Il dibattito sul valore dell'indissolubilità del matrimonio durante la Costituente è certamente collegato a questo stato di fatto di lungo periodo e, come sottolineavo, ci vorranno poi ben 20 anni perché si possa arrivare a una legge", commenta Gotor ai microfoni di SBS Italian.
Qui ci fu il colpo di scena: 20 deputati chiesero il voto segreto, che venne approvato nonostante le perplessità del presidente della Costituente, il comunista Umberto Terracini. Si trattava della prima volta che l’assemblea ricorreva al voto segreto.

Sulla genesi della legge Baslini-Fortuna del 1970 ecco Miguel Gotor, docente di storia moderna all'Università di Roma Tor Vergata.
Il primo dicembre del 1970 veniva introdotto nell’ordinamento giuridico italiano con la legge numero 898, che era un incontro tra il liberale Baslini, il socialista Fortuna e un’iniziativa di tipo parlamentare.Miguel Gotor
Il 12 e 13 maggio 1974. oltre 33 milioni di elettríci ed elettori si recarono alle urne (87,7% degli aventi diritto), e oltre 19 milioni (59,26%) votarono contro l'abrogazione della legge. Il divorzio restò legge.

Il 17 e 18 maggio 1981 italiani e italiane vennero chiamati a esprimersi sulla legge 194 che regolamentava l’aborto, entrata in vigore nel 1976.
C’era una legge che aveva introdotto il diritto a interrompere la gravidanza, era un diritto che il Parlamento aveva riconosciuto sulla scorta di un processo e di un movimento politico e civile femministaMiguel Gotor, docente di storia moderna all'Università di Roma Tor Vergata.
A differenza del referendum sul divorzio del 1974, quello del 1981 comprendeva cinque quesiti, tra cui due sulla legge 194 sull’aborto: uno promosso dal Partito Radicale per ampliarne l’applicazione e uno dal Movimento per la Vita per limitarla. In tutti i casi prevalse il “No”.
“Gli italiani a maggioranza ribadirono la volontà e il diritto di poter esercitare il diritto ed è questo quello che avvenne con il divorzio", spiega Gotor.
I risultati del referendum furono chiari: su più di 34 milioni di italiani, solo 10 milioni votarono per eliminare il diritto all’aborto, mentre il doppio votò per mantenerlo. Certo è che già in quel caso l’affluenza fu inferiore rispetto al 1974, e nelle tornate referendarie questa tendenza continuerà progressivamente fino ai giorni nostri.
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