Con questa miniserie podcast celebriamo gli 80 anni dell’Italia repubblicana attraverso lo strumento più puro della democrazia: il voto. In questo episodio ripercorriamo le elezioni del 1994, che sancirono la fine della Prima Repubblica e l’ascesa politica di Silvio Berlusconi.
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Le elezioni del 1994 rappresentano uno spartiacque per la politica italiana, con il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica e l'ascesa di Silvio Berlusconi, che scese in campo il 26 gennaio di quell'anno e, pochi mesi dopo, divenne presidente del Consiglio.
Elezioni che "si svolsero all'insegna di quel ciclone politico-giudiziario chiamato Tangentopoli, cioè l'inchiesta Mani Pulite della Procura di Milano, gestita dal procuratore capo Borrelli e con Antonio Di Pietro, pubblico ministero", spiega il giornalista Carlo Fusi.
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La precedente tornata elettorale si tenne nel '92 e la legislatura durò soli due anni, "perché quel Parlamento, da parte dei media, era ormai soprannominato il Parlamento degli inquisiti", spiega Fusi.
"Di fronte a questa situazione, il presidente della Repubblica Scalfaro decise di sciogliere il Parlamento e di indire nuove elezioni, alle quali si presentarono partiti completamente diversi rispetto a quelli a cui gli italiani erano abituati", prosegue.

Tra questi partiti c'era Forza Italia, di Silvio Berlusconi, "famoso soprattutto per aver avviato in Italia le televisioni commerciali, che usò in maniera spregiudicata in quella campagna elettorale e incarnò la novità di quel momento", spiega Fusi.
Berlusconi vinse le elezioni, "a capo del Polo delle Libertà e del Buon Governo, che includeva non soltanto Forza Italia, ma anche Alleanza Nazionale, la Lega Nord e il Centro Cristiano Democratico", prosegue.
Fusi spiega la vittoria di Berlusconi "sia per la sottovalutazione del fenomeno berlusconiano, sia per la sua forza prorompente e come novità politica, perché fu capace di unire due forze che non volevano farlo, come la Lega e Alleanza Nazionale".

Nel 1994 si è poi votato per la prima volta con la legge elettorale Mattarella, detta Mattarellum, "con il passaggio al sistema maggioritario, un passaggio storico perché per 50 anni aveva retto quello proporzionale", spiega Fusi.
Un cambiamento che comportò "la sostanziale scomparsa del centro, di cui la Democrazia Cristiana era l'emblema, e favorì poi la nascita di due schieramenti, centrodestra e centrosinistra, che, dopo 30 anni, sono ancora lì, pur con leadership cambiate".
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