Nella settimana dell’incontro tra Putin e Xi, la guerra in Ucraina prosegue e cresce il coinvolgimento europeo in questo quadro, così come aumentano le tensioni tra la Russia e i Paesi baltici.
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Il 19 e 20 maggio si è tenuto a Pechino il bilaterale tra il presidente russo Vladimir Putin e quello cinese Xi Jinping, a pochi giorni di distanza dalla visita dell’omologo americano Donald Trump.
"I due leader volevano rilanciare il concetto di creazione di un nuovo mondo multipolare e più giusto, ma è un mondo che racchiude una visione prettamente cinese e russa", spiega il giornalista Giuseppe D’Amato.
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Sull’asse Mosca-Pechino, però, "la Russia ha il complesso del junior partner, in un rapporto squilibrato, in cui i russi comprano tecnologia, ma non forniscono tutto il petrolio e il gas che vorrebbero", prosegue D’Amato.
Da Pechino il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha assicurato che la Russia continuerà l'"operazione militare speciale" fino alla "vittoria", mentre l’UE sta valutando i propri rappresentanti per negoziati con Putin.
È tradizione della stampa internazionale dire che l’Europa sia fuori dal conflitto ucraino. Non è affatto vero, perché quando le armi si fermeranno, chi dovrà prendere decisioni sarà proprio l’UE.Giuseppe D'Amato, giornalista
Sempre a proposito di UE, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha parlato dell’Ucraina come possibile membro associato dell'UE.
"Zelensky vorrebbe aderire immediatamente all’UE, Francia e Germania non sono d’accordo, per il timore di un possibile conflitto con il Cremlino e il rischio di creare squilibri molto pesanti all’interno dell’Unione", spiega D'Amato.
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