La recente finale di MasterChef Australia ci ha offerto lo spunto per esplorare il legame tra patrimonio culturale e gastronomia. Dalle cotolette della nonna italoaustraliana alle riflessioni dell’autrice Emiko Davies, un viaggio alla scoperta di come il cibo racconti le nostre origini, la nostra identità e l’incontro tra culture.
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Lo spunto per una riflessione sul valore identitario e sociale della gastronomia è arrivato di recente dal piccolo schermo, grazie alla diciottesima edizione di MasterChef Australia. Un podio che ha visto trionfare Vinnie Gibaldi, italo-australiano di terza generazione, seguito da Pietro Papomas, di origini greco-cipriote, e Aaron Kare, immigrato dalla Malesia da bambino.
"Il cibo può dire tutto di una cultura", spiega la giornalista e storica della gastronomia Tania Cammarano. "Il cibo parla non solo di aspetti economici, ma anche politici, ambientale, concettuale e anche materiali".
"Quando capita di preparare una ricetta italiana, mi sembra proprio di viaggiare in qualche modo, di conoscere spazi e cose che non mi appartengono e che mi incuriosiscono", spiega Cammarano. "Dico spesso che imparare una lingua straniera è difficile; il cibo è un modo molto più semplice per entrare nel loro mondo".
Mangiando o cucinando i piatti di un'altra cultura, secondo Cammarano, non si scoprono soltanto gli ingredienti utilizzati, ma anche ciò a cui un popolo attribuisce valore: la convivialità, il tempo dedicato alla preparazione, l'importanza delle stagioni e delle tradizioni.
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I miei nonni mi hanno cresciuto; ho passato un sacco di tempo con loro quando ero piccolo. L'eredità italiana è sempre stata molto importante per noi, da entrambi i lati della famiglia, sia da parte di mia mamma che di mio papà.Vinnie Gibaldi
Se c'è qualcuno che incarna la sintesi tra mondi lontani, questa è Emiko Davies. Scrittrice e autrice di libri di cucina, Davies racchiude in sé tre culture: è cresciuta in Australia con una madre giapponese e vive da anni in Italia, nel piccolo borgo toscano di San Miniato.
Questa diversità culturale e gastronomica si riflette anche nella sua vita familiare. "Le mie bambine sono mezze australiane e mezze italiane: una è nata a Melbourne e una a Firenze", racconta Davies.
"Il loro cibo preferito è quello giapponese, quindi a casa cucino spesso piatti giapponesi, anche perché dove vivo in Italia, in un paese molto piccolo, non è facile trovare cucina giapponese. Preparo quindi i piatti con cui sono cresciuta io in Australia, quelli che cucinava mia mamma giapponese negli anni Ottanta".
E a chi prova un po' di timore nell'avventurarsi tra sapori o ingredienti sconosciuti, l'autrice rivolge un consiglio semplice ma essenziale: "Rimanere aperti, essere curiosi e fare tante domande allo chef o al cameriere. Se c'è qualcosa che non si capisce o non si conosce, basta chiedere".
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