Il presidente nigerino Mohamed Bazoum — il primo leader democraticamente eletto nella storia del Paese africano — è stato deposto con un golpe dei militari, guidati dal generale Tchani.
Domenica scorsa, decine di migliaia di persone sono scese in strada nella capitale Niamey per manifestare sostegno alla giunta e, nella circostanza, la folla ha intonato slogan a favore della Russia e di Vladimir Putin.
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"Il Niger ha una lunga tradizione di colpi di Stato. Questo è il quinto da quando il Paese è diventato indipendente nel 1960. Lo stesso presidente Bazoum ne aveva già scampati due", racconta Giuseppe Nicolini, un italiano che vive e lavora a Niamey, dove si occupa dei progetti dell'ONG Nexus.
Le giovani nazioni del Sahel sono soggette a questo genere di trasizioni di potere, se si considera che negli ultimi due anni prima il Sudan, poi il Mali e infine il Burkina Faso hanno vissuto lo stesso rovesciamento di potere e che il Niger era rimasto l'unico Stato della regione guidato da un leader eletto dal popolo.
Sono tante le ragioni di malcontento dei nigerini, e la Russia le ha cavalcate.Giuseppe Nicolini
Oltre a fattori storici e politici e alle divisioni etniche, nel caso del Niger hanno influito altre due componenti: il radicato sentimento anti-coloniale e anti-francese, che si traducono in una sempre maggiore ostilità della popolazione locale nei confronti dell'Occidente, e le manovre espansionistiche del Cremlino.
Mosca, che già controlla indirettamente l'ordine pubblico in molte nazioni nordafricane, dove i mercenari della Wagner operano come milizie paramilitari, avrebbe infatti deciso di mettere le mani anche sul Niger, un Paese strategico per i traffici di armi, di droga e di esseri umani.

"Sono tante le ragioni di malcontento popolare tra i nigerini — spiega Nicolini — e la Russia ne ha approfittato, cavalcando questi sentimenti anti-occidentali. Per esempio cancellando il debito, donando fertilizzanti, grano e armi e aiutando il Paese a garantire la sicurezza attraverso i mercenari della Wagner".
"Il Niger è centrale per l'Unione Europea, sia per il contenimento dei flussi migratori sia per le sue risorse minerarie come l'uranio, che alimenta per il 30% le centrali nucleari francesi", aggiunge il 36enne originario di Mantova.
Il sentimento anti-occidentale è diffuso, e questo ci impone una grande cautela.Giuseppe Nicolini, Nexus
Di fronte al precipitare della situazione, l'Unione Europea e gli Stati Uniti hanno congelato gli aiuti economici al Niger, hanno chiesto il ripristino dell'ordine costituzionale e il ritorno del deposto presidente Bazoum. Ma senza sortire gli effetti desiderati.
La giunta golpista ha anzi arrestato alcuni esponenti politici (tra i quali quattro ministri) e della società civile, ha imposto il coprifuoco e ha chiuso le frontiere terrestri e aeree, Nel Paese africano — dove vivono alcune centinaia di italiani, tra i quali 350 soldati del contingente militare — "la situazone è estremamente precaria ma di calma apparente", conclude Giuseppe Nicolini.
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