Il maxiprocesso alla mafia, 40 anni dopo

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L'aula bunker dell'Ucciardone il 10 febbraio del 1986, il giorno d'inizio del maxiprocesso. Source: AFP / AFP

Il 10 febbraio del 1986 prendeva il via a Palermo quello che ad oggi è sempre il più grande processo penale della storia. Ne abbiamo parlato con Salvatore Lupo, uno dei più illustri studiosi della mafia viventi.


Un'aula bunker costruita in tutta fretta a fianco del carcere dell'Ucciardone a Palermo, soprannominata "L'astronave verde", fu il teatro del più grande processo penale della storia, passato agli annali come "il Maxiprocesso".

460 imputati, 200 avvocati difensori, 1314 interrogatori, per un processo che si risolse dopo 35 giorni di camera di consiglio e condannò 346 persone per un totale di 19 ergastoli e 2265 giorni di carcere: numeri incredibili per un processo che, per diversi motivi, cambiò non soltanto la conoscenza della mafia, ma soprattutto consacrò la validità del cosiddetto "metodo Falcone", il metodo investigativo che a partire da quel processo avrebbe fatto scuola nel mondo.

"Mi ricordo quei giorni, perché fui còlto, come molti altri, da una sorpresa", dichiara ai microfoni di SBS Italian Salvatore Lupo, uno dei più illustri studiosi della mafia, con alle spalle decine di pubblicazioni e decenni di studi: "Io non pensavo che la mafia fosse questa, e non ero certamente il solo ad essere stupito".

Questa inchiesta ha dimostrato che Cosa Nostra era una creatura sotterranea, segreta, iniziatica
Salvatore Lupo

Tra i protagonisti di quel maxiprocesso, oltre al pool investigativo di cui facevano parte Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, c'è sicuramente Tommaso Buscetta, il superpentito che di fatto svelò la fino ad allora misteriosa struttura gerarchica di Cosa Nostra.

Celebri le sfide in tribunale tra Buscetta e altri uomini d'onore, su tutto quelle con il cassiere della mafia Pippo Calò e Michele Greco, detto "Il Papa". "Il macabro augurio di Greco durante l'ultima udienza racchiude semanticamente i valori di riferimento della mafia antica", spiega Lupo.

Clicca sul tasto "play" in alto per ascoltare l'intervista a Salvatore Lupo

E qual è l'eredità di quel processo, a quarant'anni di distanza? "Da un lato è positiva, perché grazie a quel processo abbiamo scoperto molto: dall'altra, però, è necessario storicizzare quanto avvenuto", conclude Lupo.

Storicizzare serve per capire perché una simile mostruosità si sia potuta realizzare, e quale 'pezzo' del mondo ufficiale ha aperto gli spazi a questa infezione
Salvatore Lupo

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