Il racconto di Alessandra Golisano comincia a Genova, alla fine degli anni Sessanta. Aveva appena terminato le scuole superiori e conduceva una vita “interessante”: di giorno lavorava in un elegante negozio di moda in Corso Buenos Aires, un ambiente che sentiva immediatamente come suo, e la sera frequentava corsi di lingue. Il francese lo conosce già, l’inglese e lo spagnolo li aveva appena iniziati a studiare.
La moda, poi, era da sempre una passione, così come l’osservare le persone, il loro modo di vestirsi, di stare al mondo.
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La decisione di partire per l’Australia nacque allora in un contesto familiare. Il fratello maggiore viveva già Down Under, si era sposato con un’australiana ed era diventato padre.
I genitori avevano deciso di andare a trovarlo, e Alessandra si unì a loro. Aveva diciotto anni e provava sentimenti contrastanti: da una parte la tristezza di lasciare un mondo che stava appena cominciando a conoscere, dall’altra l’entusiasmo di poter imparare l’inglese “sul campo”.
Avevo sempre in mente questa voglia di imparare un’altra lingua… ho detto: andrò a imparare l’inglese first hand, subitoAlessandra Golisano
Studiava la lingua da poco più di un mese quando salì a bordo della nave Galileo Galilei. Il viaggio in nave fu, per lei, un’esperienza quasi irreale. Balli, musica, concorsi, premi: Alessandra ricorda quei giorni come un tempo sospeso, fatto di divertimento e socialità, molto diverso dalla vita che conduceva a Genova.
Ma alla spensieratezza si mescolò anche la paura: l’arrivo in un Paese sconosciuto, senza sapere davvero cosa l’aspettasse.
L’impatto con l’Australia fu intenso, soprattutto sul piano culturale e visivo. Alessandra rimase colpita dal modo di vestire: si sentiva avanti, fuori contesto, con i suoi abiti comprati in Italia e le scarpe all’ultima moda.
Le persone la fermavano per strada, le chiedevano dove avesse acquistato quei vestiti, se venissero da Londra. Anche l’esperienza dal parrucchiere e dall’estetista diventò emblematica dello shock culturale: tagli sbagliati, manicure dolorose, una sensazione costante di spaesamento.
Mi mancava tutto. È stato orribile per due anni, 'absolutely' orribile per meAlessandra Golisano
La nostalgia per l’Italia rimase intensa. “Mi mancava tutto”, racconta Alessandra Golisano a SBS Italian, descrivendo i primi due anni come particolarmente difficili. All'epoca, avrebbe voluto continuare a studiare, andare a scuola per imparare l’inglese, ma venne spinta a lavorare.
Il primo impiego fu in una fabbrica che confezionava patate e cipolle per Woolworths: un lavoro fisicamente duro, lontanissimo dal mondo che conosceva. Alessandra tornava a casa piangendo, coperta di polvere, con la sensazione di non appartenere a quel posto.

La svolta arrivò poi grazie a una conoscenza. Alessandra trovò lavoro alla Commegal, un ufficio di Summer Hill che importava giornali e libri dall’Italia e li distribuiva in tutta l’Australia. In quella struttura si occupò di dattiloscrivere indirizzi e ordini, svolgendo un lavoro più vicino alla sua sensibilità.
Dopo alcuni mesi incontrò infine una donna destinata a segnare il suo percorso: Mrs Rado, proprietaria del Globe Gift Shop in George Street, un negozio che vendeva libri in molte lingue. Tra le due nacque subito un’intesa, anche grazie alla passione condivisa per la moda e per il contatto umano.
La mia identità italiana non è mai stata messa da parte. La porto con me ovunqueAlessandra Golisano
Ripensando a quegli anni, Alessandra dice di non aver mai vissuto discriminazioni come donna o come italiana. Al contrario, racconta di aver sempre affrontato le persone con apertura e sicurezza, parlando con tutti, senza barriere.
"La mia identità italiana non è mai stata messa da parte. La porto con me ovunque... nel modo di pensare, di parlare e di relazionarmi agli altri", conclude.

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