"In Australia ho capito cosa vuol dire ricominciare"

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Il matrimonio con Max a Orbassano nel 2016 Credit: Courtesy of Bob Farotto

Dall’impatto con il lavoro e la lingua alle reti sociali e culturali italiane a Sydney, fino a una nuova idea di identità e appartenenza. Nella seconda parte del racconto della sua vita, Robert Farotto spiega cosa è significato ricominciare da zero, e perché l’Australia, per molti, non è mai solo una tappa.


Tornare in Australia, per Robert Farotto, non è stato un approdo semplice. Le difficoltà più immediate hanno avuto nomi concreti: lavoro e lingua. “Avevo un’esperienza tecnica solida maturata in Italia – racconta a SBS Italian – ma qui sembrava non bastare. Ai colloqui chiedevano tutti ‘esperienza australiana’, e io non ce l’avevo”.

Per rompere il ghiaccio ha accettato impieghi provvisori, lontani dal suo profilo professionale, pur di entrare nel mercato del lavoro. Un passaggio breve, ma necessario.

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Robert a Sydney

Anche la lingua ha richiesto un adattamento. “In Europa ero abituato a lavorare in inglese con persone non madrelingua. Qui invece ti trovi immerso nell’australiano vero: veloce, pieno di espressioni, con una musicalità tutta sua”. Un impatto faticoso, mitigato però dal tempo e dalla quotidianità, anche se in casa sua l’italiano rimaneva la lingua dominante.

La scelta del luogo in cui vivere, per Robert, è passata anche per un altro criterio fondamentale: l’apertura. “Potrei vivere in molte parti del mondo – dice – ma solo in contesti accoglienti, inclusivi. Ci sono Paesi che amo visitare, ma nei quali non mi vedrei a viverci”. L’Australia, da questo punto di vista, offre un equilibrio che Robert ha sentito suo.

Venendo in Australia non ho chiuso un cerchio: ho ricominciato a muovermi
Robert Farotto

Dell’Italia, però, ha continuato a sentire la mancanza. Soprattutto nelle relazioni: amici, parenti, la continuità della quotidianità condivisa. E poi c’è una nostalgia più sottile, legata ai luoghi e ai rituali: i centri storici, le fiere, quegli appuntamenti ricorrenti che scandivano le stagioni. “Qui abbiamo ricostruito un nostro calendario, ma in Italia era più denso, più stratificato”.

Proprio dal bisogno di comunità nato il suo coinvolgimento nella Società Dante Alighieri di Sydney. Un’amicizia lo ha portato a proporre un gruppo di lettura dedicato alla narrativa italiana contemporanea. “Mi hanno dato carta bianca. E ha funzionato”. Il book club è cosi' diventato presto uno spazio di condivisione, non solo letteraria. Un luogo dove la lingua italiana continua a vivere, evolve e crea legami.

Col tempo, il rapporto tra Italia e Australia ha insomma trovato un equilibrio. Robert non parla di un cerchio che si chiude, ma di una spirale: la possibilità di tornare, ripartire, muoversi.

L’Australia ha valorizzato il suo lavoro e la sua vita personale, anche come membro di una coppia gay, in un contesto percepito come più aperto. Continuando a sentirsi italiano, ma con abitudini ormai australiane. Un’identità che non si è fissata, e che continuava a cambiare..

A Matera con Max.JPG
Robert e Max a Matera

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