La storia di Robert Farotto inizia in Australia, ma senza veri ricordi australiani. Nato down under il 15 novembre, riparte con i genitori poco più di un mese dopo. A dicembre è già su una nave diretta in Italia. "Di fatto – racconta a SBS Italian – sono soltanto nato in Australia".
Il viaggio è quello di un’altra epoca: più di un mese di navigazione sulla Guglielmo Marconi, con tappe in India, a Bombay e Calcutta, poi Aden, il Canale di Suez. A raccontarlo, anni dopo, è il diario della sorella maggiore, scritto con la precisione di una bambina di undici anni. "L’ho riletto anche da adulto. È un documento incredibile, ed è uno dei pochi legami concreti con quell’esperienza", racconta.
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I genitori erano arrivati in Australia negli anni Cinquanta in cerca di lavoro, attratti dalle opportunità nel Queensland. Sposati lì, dove avevano avuto una prima figlia, avevano poi deciso di fare ritorno in Italia. Una scelta che però non era definitiva: una seconda emigrazione infatti avrebbe riportato la famiglia in Australia per altri due anni, prima del rientro definitivo.
"In realtà i miei genitori non volevano che i figli diventassero australiani. Ogni volta che nasceva un bambino, decidevano di tornare nel bel Paese", spiega Robert.
I miei genitori non volevano che i figli diventassero australiani. Ogni volta che nasceva un bambino, decidevano di tornare in ItaliaRobert Farotto
Cresciuto nello Stivale, Robert ha sviluppato un’identità profondamente italiana, ma l’Australia è sempre rimasta presente in casa: nei racconti dei genitori, nei legami familiari, negli oggetti e nelle parole. "Piccole cose che ti restano dentro e ti fanno immaginare l’Australia come un posto felice, lontano, ma reale".
L’idea di tornare definitivamente down under ha preso forma molti anni dopo, quasi per caso. Un trasferimento lavorativo in Brasile sfumato all’ultimo momento gli ha infatti aperto una nuova possibilità. "Avevamo voglia di fare qualcosa di nuovo. E l’Australia, per me, era anche una cittadinanza già in tasca".

Il primo viaggio è esplorativo, poi la decisione definitiva, nonostante lo scetticismo di amici e parenti. "Ci dicevano che eravamo pazzi. Ma forse era proprio il momento giusto".
Tornare nel Paese dove era nato, ma che non conosceva davvero, è diventato così per Robert Farotto l’inizio di una nuova fase. Un ritorno senza nostalgia, ma con la consapevolezza che l’identità, come i viaggi, non è mai un percorso lineare.
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