Nel 2011, Lucia Sorbera arriva al Cairo con l’idea di immergersi negli archivi di Stato, ma capisce subito che la storia, quella con la S maiuscola, sta accadendo per strada.
Un corteo di donne contro la violenza e i gas usati per reprimere le proteste la portano fuori dalle sale accademiche e dentro una trama di incontri, conversazioni e relazioni che la condurranno alla scrittura di una biografia collettiva delle donne egiziane, impegnate da decenni in una resistenza ostinata contro gli apparati governativi.
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In quelle giornate affollate e incerte, Lucia vede prendere forma un femminismo che non somiglia ai modelli più noti in Europa, ma che parla con grande chiarezza di giustizia, corpo, spazio pubblico e diritto a vivere senza paura.
Raccontare queste storie, però, significa per lei anche fare i conti con distanze e limiti molto concreti. Dall’Australia, l’Egitto non è mai “dietro l’angolo”, e ogni viaggio va calibrato tra impegni accademici, vita familiare e la consapevolezza che, dal 2013, il Cairo è tornato sotto una dittatura militare che rende ogni ricerca potenzialmente pericolosa.
Bisogna vivere veramente il proprio momento storico. Queste sono tutte donne che hanno affrontato delle sfide immenseLucia Sorbera
Lucia descrive il proprio lavoro come un equilibrio continuo tra desiderio di capire e dovere di non mettere a rischio le attiviste che incontra, trovando un equilibrio lungo quella sottile linea rossa su cui si muovono i difensori dei diritti umani in un contesto di forte repressione.
Nel suo percorso, alcune figure diventano dei punti di riferimento affettivi e intellettuali. Da Nawal al-Sa‘dawi, psichiatra, scrittrice e attivista che l’aveva conquistata già da studentessa, fino alla professoressa Leila Soueif – protagonista di una lunga campagna per la liberazione del figlio, il prigioniero politico Alaa Abd el‑Fattah.
Lucia intreccia letture, interviste e storia orale per restituire la complessità del femminismo egiziano contemporaneo. Nelle sue pagine trovano spazio anche le psichiatre dell’associazione Al‑Nadim contro la tortura, donne che lavorano sulla cura delle vittime e che, con il loro impegno quotidiano, estendono il significato stesso di "attivismo".
Le giovani generazioni di attiviste, protagoniste delle rivolte del 2011, per Lucia Sorbera sono l’anello più recente di una catena lunga e consapevole. Dalle storie delle donne egiziane, Lucia distilla due insegnamenti che considera universali.
Dobbiamo imparare che ci sono anche altre forme di femminismo oltre a quelle che conosciamo nel cosiddetto OccidenteLucia Sorbera
Il primo è il coraggio: la capacità di abitare fino in fondo il proprio tempo storico e personale, accettando sfide anche pericolose pur di restare fedeli alle proprie convinzioni.
Il secondo è la solidarietà, quella rete fittissima di relazioni in cui le donne si sostengono a vicenda, condividendo rischi, risorse e responsabilità, e che fa da argine alla violenza e all’isolamento

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