Il racconto di Lucia Sorbera parte dall’infanzia, che lei stessa definisce “molto fortunata”. Cresciuta tra la Sardegna – in una Costa Smeralda ancora poco edificata e turistica – la Maremma e Pisa, Lucia ricorda un ambiente familiare affettuoso e stimolante, fatto di genitori rigorosi ma generosi e di una famiglia allargata sempre presente.
“Ho imparato presto che se volevo libertà dovevo darmi disciplina”, racconta al microfono di SBS Italian, "perché se non ti dai tu la disciplina, te la danno gli altri ed è molto peggio". Un principio alimentato da una scuola pubblica di qualità, animata in quegli anni da insegnanti influenzate dal clima culturale dei movimenti degli anni Settanta.
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È durante il liceo, poi, che in Lucia Sorbera nasce l'interesse per il Medio Oriente. Il contesto internazionale – dalla questione palestinese alla guerra contro l’Iraq – entra infatti nel dibattito pubblico e nella sua formazione.
Un episodio le resta impresso: il concerto di Franco Battiato a Baghdad nel 1992, nonostante l’embargo internazionale. Un gesto che Lucia osserva con ammirazione e che contribuisce a orientare le sue scelte.
Sentivo che mi serviva la lingua per poter accedere a delle narrazioni che non fossero quelle costruite dagli europei sul mondo araboLucia Sorbera
Da qui la decisione di studiare il mondo arabo partendo dalla lingua, per accedere a narrazioni non filtrate dallo sguardo europeo. Lucia studia a Venezia, Padova e Beirut, fino al dottorato, ma al momento di costruire una carriera accademica, il contesto italiano si rivela poco favorevole: poche cattedre, molto lavoro non retribuito, scarse possibilità di crescita.
L’occasione arriva dall’Australia, con una posizione all’Università di Sydney. Un trasferimento più ponderato che desiderato. “Né l’Australia né Sydney erano nei miei orizzonti culturali”, racconta Lucia. L’idea iniziale era restare pochi anni, un pensiero che oggi riconosce come tipico di molte esperienze migratorie.

A Sydney le vengono affidati presto ruoli di responsabilità: la direzione del Dipartimento di Arabo, la possibilità di seguire dottorandi e guidare progetti di ricerca. Inserita in un ambiente accademico internazionale, Lucia Sorbera trova spazio per sperimentare e collaborare, viaggiando tra Asia e Africa.
Per lei, però, la chiave non è tanto il luogo quanto il movimento. Citando Alex Langer, parla della migrazione come possibilità di “saltare muri e costruire ponti”.
Forse la chiave non è tanto l’essere qui o lì, ma la chiave è spostarsi, non fermarsi maiLucia Sorbera
Un’idea che attraversa anche la dimensione familiare: suo figlio cresce in un contesto bilingue e multiculturale, tra campus universitari, insegnanti di origini diverse e un contatto diretto con la storia coloniale australiana e la cultura aborigena.
In questa prima parte della sua storia, Lucia Sorbera non parla di approdi definitivi, ma di traiettorie, di un percorso segnato dalla curiosità e dalla consapevolezza che muoversi, più che fermarsi, è spesso la condizione necessaria per crescere.

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