L'attacco alla base militare statunitense Tower 22, in Giordania, è costato la vita a tre militari statunitensi, ed ha causato il ferimento di più di 30 altri soldati americani.
Si tratta delle prime vittime statunitensi dall'inizio del conflitto, anche se, secondo il giornalista Giampiero Gramaglia, "in precedenza erano morti cittadini israeliani e palestinesi che erano in possesso anche di passaporto americano".
La base americana colpita ha un'importanza strategica notevole. Si trova infatti a nord-est della Giordania, vicinissima al confine con Siria e Iraq.
Il presidente Joe Biden ha annunciato una forte reazione, e a detta di Cbs News, gli Usa hanno approvato i piani per attaccare obiettivi iraniani, tra cui personale e strutture, in Iraq e Siria.
Questo mentre lo stesso Biden annuncia di aver emesso un ordine esecutivo per imporre sanzioni contro quattro coloni israeliani in Cisgiordania, rendendo operativi provvedimenti già paventati da mesi.
Le persone oggetto di sanzioni, ree di violenze contro i palestinesi della Cisgiordania o di aver tentato di distruggere le loro proprietà, non potranno fare operazioni economiche di qualsiasi genere negli Stati Uniti né ricevere un visto per entrare nel Paese.
A questo si aggiunge il proseguimento delle trattative, con un piano in via di approvazione per un cessate il fuoco prolungato, nonché l'intenzione di Washington di formalizzare il riconoscimento di uno Stato palestinese, mettendo così Israele davanti al fatto compiuto. L'eco di questa intenzione si sta già propagando nel mondo occidentale.
Secondo il giornalista Giampiero Gramaglia, Biden si trova tra due fuochi, anche e soprattutto in vista delle elezioni presidenziali di novembre.
Da una parte non puù mostrarsi troppo debole, per non perdere l'elettorato moderato, ma dall'altra non può mostrare più di tanto i denti, pena il calo di gradimento tra i più giovaniGiampiero Gramaglia
Nella sua analisi sulla situazione politica negli USA, Gramaglia ha parlato delle primarie repubblicane, con Trump "in calo nell'elettorato femminile", ma anche di social media.
Questa settimana è infatti stata caratterizzata dall'udienza in Senato del CEO di Meta, Mark Zuckerberg, e dall'iniziativa della città di New York, per cui i social media sono ufficialmente "una minaccia per la salute mentale dei più giovani".
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