All’appuntamento partecipano 199 Paesi, tra cui l’Italia. Al centro del dibattito il sostegno ai Paesi più minacciati dal cambiamento climatico, la riduzione delle emissioni di gas serra e la riduzione dei combustibili fossili.
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Per la prima volta si farà il punto sugli accordi presi a Parigi durante la COP 21, tenutasi nel 2015. In quell’occasione si era fissato come obiettivo comune quello di mantenere l’aumento di temperatura globale media inferiore ai due gradi.
"Purtroppo ce la siamo cavata male", commenta il climatologo Luca Mercalli ai microfoni di radio SBS.
"Il 2022 è stato l'anno con le maggiori emissioni di sempre. Stiamo parlando di oltre cinquantaquattro miliardi ci CO2 equivalente", spiega.
Per raggiungere l'obiettivo di non oltrepassare i due gradi di aumento termico alla fine del secocolo che è, specifica Mercalli "il limite di sicurezza soprattutto per le generazioni future", bisognerà accellerare ancora di più per arrivare a tagliare di circa il 50% le emissioni entro il 2030 e portarle a zero entro il 2050.
Il Paese ospitante ha, di volta in volta, la presidenza e quindi anche la responsabilità di portare avanti i negoziati. Nel caso di Dubai sarà il sultano Ahmed Al - Jaber a presiedere la COP e la cosa sta generando molte polemiche considerando che il PIL del Paese è supportato prevalentemente da combusitbili fossili e che il sultano è anche capo dell’azienda petrolifera statale degli Emirati Arabi Uniti.
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