Inizierà domani a Dubai la 28esima edizione della COP, la "Conferenza delle Parti" sui cambiamenti climatici. Il vertice annuale dell’ONU, che ebbe inizio nel 1995, è il più alto organo decisionale mondiale sulle questioni climatiche.
C’è molta attesa per questa edizione: l’appuntamento torna in Medio Oriente dopo la COP18 del 2012 in Qatar, ed è una scelta che sta facendo molto discutere e che sta generando moltissime perplessità dal momento che il Paese ospitante di quest’ultima edizione è uno dei 10 maggiori esportatori di petrolio e gas naturale al mondo.
A gettare benzina sul fuoco delle polemiche è stata la nomina del Sultano Ahmed al-Jaber a presiedere la COP di quest’anno.
Il sultano è il Ministro per l’industria e le tecnologie degli Emirati Arabi ma anche direttore generale dell’Adnoc - l’agenzia petrolifera degli Emirati Arabi Uniti - nonché presidente della Masdar, la compagnia pubblica degli Emirati per le rinnovabili.
Al summit parteciperanno 199 Paesi, in totale 70.000 persone, insieme a ONG ambientaliste, think tank e imprese.
Tra questi ci sarà ovviamente l’Italia, con il Ministro dell’ambiente del governo Meloni, Gilberto Pichetto Fratin, secondo cui una presenza, su tutte, rappresenterà un segnale forte.
Per la prima volta, infatti, il pontefice parteciperà a un’edizione della COP. Papa Francesco terrà un discorso sabato, e per Pichetto Fratin questa è una presenza importante.
Otto anni fa a Parigi si tenne la COP21, al termine della quale i 195 Paesi al tempo parte della Convenzione quadro dell’ONU sui cambiamenti climatici si impegnarono a contenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2°C, con l’impegno di operare attivamente per un ulteriore abbassamento della soglia a 1,5°C, rispetto ai livelli pre-industriali.
In questa edizione, dopo otto anni dalla ratifica dell’Accordo, si capirà qualcosa di più sui progressi fatti e sulla validità dei programmi che i singoli Paesi hanno implementato per raggiungere l’obbiettivo condiviso.
Alla COP28 si chiuderà infatti il bilancio globale dei progressi fatti verso i target di Parigi, il cosiddetto “Global Stocktake” (GST).
Istituito dall’Accordo di Parigi, il GST è il primo resoconto dell’impatto delle azioni per il clima adottate dai Paesi membri dell’UNFCC, che include anche una verifica della loro validità per raggiungere gli obiettivi.
Altre ragioni per cui la COP28 è particolarmente rilevante riguardano la questione relativa ai 100 miliardi di dollari che le nazioni più ricche dovrebbero garantire ai Paesi più poveri annualmente, che dovrebbe essere finalmente messa sul tavolo dopo 14 anni dalle promesse fatte nel 2009.
Mentre il mondo cerca la via per arginare gli effetti del cambiamento climatico, il surriscaldamento del globo continua ad essere drammaticamente reale.
Da quest’anno il Ghiacciaio Ciardoney, nella val Soana, all’interno del Parco Nazionale del gran paradiso, tra Piemonte e Val d’Aosta è, insieme ad altri 49 ghiacciai di diverse catene montuose del mondo, ufficialmente un "reference glacier", ovvero un ghiacciaio campione del World Glacier Monitoring Service di Zurigo per i bilanci di massa.
Quello di quest’anno è stato il sesto bilancio di massa più negativo in 32 anni di misure, e sarebbe stato ancora peggiore senza le copiose nevicate di maggio.
Per il quarto anno consecutivo sul ghiacciaio non è rimasta traccia di neve residua dell'inverno, per cui su tutta la superficie affiorava il ghiaccio "vivo" e annerito dai detriti rocciosi.
I dati sono impietosi: al perdurare delle condizioni climatiche attuali il ghiacciaio potrebbe liberarsi completamente dal ghiaccio in meno di 5-10 anni.
Luca Mercalli, uno dei climatologi italiani più rinomati, era parte della squadra per i rilevamenti, compito che svolge da più di 30 anni.
Per la prima volta, però, ha riscontrato delle difficoltà per atterrare con l’elicottero, perchè "laddove c'era ghiaccio da millenni, oggi c'è solo roccia".
Questa novità ha creato dei grattacapi nell'individuare la zona di atterraggio.
L'area aggiornata del ghiacciaio è di 0,46 km2, rispettivamente -11%, -44% e -73% rispetto al 2019, 1988 e 1850.
In totale, sei metri e mezzo di ghiacci si sono disciolti nell’ultimo biennio, ed in totale, nello stesso lasso di tempo, la perdita per tutta la catena alpina è del 10%.
Ascolta SBS Italian tutti i giorni, dalle 8am alle 10am.
Seguici su Facebook, Twitter e Instagram o abbonati ai nostri podcast cliccando qui.




