"Insieme abbiamo messo a confronto realtà differenti e abbiamo riportato il mondo sulla giusta traiettoria", ha dichiarato il sultano Al-Jaber, presidente della COP28 che si è conclusa poche ore fa a Dubai.
Diversamente dalle aspettative, i 198 Paesi partecipanti alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici hanno raggiunto un accordo per abbandonare l'uso dei combustibili fossili al fine di raggiungere l'obiettivo di emissioni zero nel 2050.
Nel testo conclusivo, dal titolo "Global StockTake", si invitano i firmatari ad “accelerare la riduzione graduale del carbone”, parlando di una “transizione ordinata, giusta ed equa anche per i paesi produttori”.
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Dopo due settimane di negoziati, a volte conflittuali e non privi di polemiche, l’accordo ha ricevuto l’ovazione dei delegati.
Eppure attivisti e associazioni ambientaliste hanno criticato il "Global StockTake" per la mancanza di coraggio e determinazione verso una reale rinuncia ai combustibili fossili.
“Questi meeting sono esercizi diplomatici che cercano di risolvere un problema complicato”, spiega Martino Malerba, research fellow alla Deakin University di Melbourne, specializzato in agricoltura sostenibile.
“Molti lo ["il Global StockTake"] criticano come documento che ha molte carote ma nessun bastone. Alla fine il termine che molti stavano aspettando di trovarci, ovvero ‘fase out fossil fuel’- una dichiarazione di rinuncia all’uso dei combustibili fossili - è stato sostituito con un’espressione più soft ovveto ‘transition away’”.
Uno degli obiettivi della conferenza, così come sottoscritto nel 2015 nell'Accordo di Parigi, prevede l'impegno a mantenere l'aumento della temperatura media globale al di sotto di 2°C in più rispetto ai livelli preindustriali e di proseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5°C. Nel documento firmato quest'anno oltre all'eliminazione graduale dei combustibili fossili, il testo invita a triplicare la capacità di energia rinnovabile a livello globale.
Per la prima volta una università australiana e della regione asia-pacifico, la Monash University, ha partecipato con un padiglione al summit.
Federico Marcon, Deputy Director Development - Advancement at Monash University, era a Dubai.
“Anche questa COP non ha raggiunto il 100% di quel che speravamo e anche lo statement finale è stato molto controverso ma la mia opinione, avendone fatte un po’, è che comunque ci sono dei progressi costanti”, dice al microfono di SBS Italian.
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