In Brasile, la vittoria di Lula ha spaccato in due il più grande Stato sudamericano. Il documentarista Simone Giovine racconta l'atmosfera nelle strade del Paese.
Dopo l'ufficializzazione della vittoria del leader di sinistra Luiz Inácio Lula da Silva, decine di migliaia di persone sono scese in piazza nelle principali città del Brasile a sostegno del presidente uscente, l'ultra-conservatore Jair Bolsonaro.
Nessuno come Lula, eletto presidente per la terza volta, aveva mai ottenuto così tanti voti; ma è altresì vero che il divario tra i due sfidanti è il più risicato della storia democratica del Paese carioca.
A conferma di quanto il Brasile sia di fatto spaccato in due, basti pensare che Lula si è imposto in 13 Stati brasiliani e Bolsonaro in 14.
Le proteste hanno provocato una vittima e diversi feriti, mentre centinaia di blocchi su strade e autostrade in tutto il Paese hanno prosciugato le scorte di medicine e ossigeno negli ospedali e benzina e cibo in molte regioni, oltre a un ingente danno economico.
A gettare benzina sul fuoco, ha concorso il silenzio del presidente uscente che ha atteso circa 60 ore per commentare pubblicamente i risultati delle urne.
Bolsonaro, in un video registrato, ha invitato i manifestanti a rimuovere i blocchi stradali, esprimendo solidarietà ai suoi sostenitori.
Bolsonaro pur non ammettendo ufficialmente la vittoria del rivale, ha di fatto avviato la transizione del potere.
Simone Giovine è un documentarista di Torino che vive da 9 anni in Brasile, nella comunità indigena Kayapo, nella zona sud-orientale della foresta amazzonica e ha raccontato ai microfoni di SBS Italian le sue impressioni prima e dopo le elezioni.
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