Dopo l'ufficializzazione della vittoria del leader di sinistra Luiz Inácio Lula da Silva, decine di migliaia di persone sono scese in piazza nelle principali città del Brasile a sostegno del presidente uscente, l'ultra-conservatore Jair Bolsonaro.
Nessuno come Lula, eletto presidente per la terza volta, aveva mai ottenuto così tanti voti; ma è altresì vero che il divario tra i due sfidanti è il più risicato della storia democratica del Paese carioca.
A conferma di quanto il Brasile sia di fatto spaccato in due, basti pensare che Lula si è imposto in 13 Stati brasiliani e Bolsonaro in 14.
Le proteste hanno provocato una vittima e diversi feriti, mentre centinaia di blocchi su strade e autostrade in tutto il Paese hanno prosciugato le scorte di medicine e ossigeno negli ospedali e benzina e cibo in molte regioni, oltre a un ingente danno economico.
A gettare benzina sul fuoco, ha concorso il silenzio del presidente uscente che ha atteso circa 60 ore per commentare pubblicamente i risultati delle urne.
Bolsonaro, in un video registrato, ha invitato i manifestanti a rimuovere i blocchi stradali, esprimendo solidarietà ai suoi sostenitori.
Bolsonaro pur non ammettendo ufficialmente la vittoria del rivale, ha di fatto avviato la transizione del potere.
Simone Giovine è un documentarista di Torino che vive da 9 anni in Brasile, nella comunità indigena Kayapo, nella zona sud-orientale della foresta amazzonica e ha raccontato ai microfoni di SBS Italian le sue impressioni prima e dopo le elezioni.
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