Nicole Minetti, l'ex consigliera regionale vicina a Silvio Berlusconi e condannata per induzione alla prostituzione e peculato, ha ricevuto la grazia dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 18 febbraio 2026 ma la notizia è diventata pubblica solo ad aprile.
Grazia concessa per motivi umanitari, legati all’assistenza a un minore in gravi condizioni di salute adottato da Minetti e dal compagno Giuseppe Cipriani, motivi che sarebbero però smentiti da un’inchiesta del giornale Il Fatto Quotidiano.
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Una vicenda complessa, così come lo è il processo per la concessione della grazia, come spiega il giornalista e nostro corrispondente da Roma Carlo Fusi.
"Serve che l’autorità giudiziaria dia il via libera all’incartamento, che il Ministro della Giustizia esamini questo fascicolo, lo perfezioni e lo sottoponga al vaglio del Presidente della Repubblica, affinché quest’ultimo possa decidere se concedere la grazia o rifiutarla", spiega Fusi.
“Il Quirinale ha voluto verificare i fatti emersi dall’inchiesta del Fatto e ha chiesto chiarimenti al Ministero. Il ministro Carlo Nordio, a sua volta, si è rivolto al procuratore generale di Milano, che aveva dato il via libera alla richiesta di grazia”, racconta Fusi.
Un caso poi passato da giudiziario a politico: "Le opposizioni hanno chiesto le dimissioni immediate del ministro Nordio. La Premier Meloni ha detto: ‘No, io mi fido di Nordio, se poi dovessero venir fuori fatti nuovi ci penserà il Presidente della Repubblica a valutarli'", aggiunge Fusi.
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