Il 6 maggio del 1976 la terra tremò e devastò alcune aree del Friuli-Venezia Giulia. Abbiamo raccolto le testimonianze di friulani che vissero quei momenti, in Australia ma anche nelle zone colpite.
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"Mai molâ!", non mollare mai: il motto friulano racchiude tutta la resilienza di un popolo che 50 anni fa venne duramente colpito da un sisma che cancellò alcuni borghi e ne mise in ginocchio tanti altri.
Erano le 9 di sera del 6 maggio del 1976 quando una scossa di magnitudo 6.5 colpì duramente il Friuli, e in particolare la media valle del Fiume Tagliamento, coinvolgendo oltre cento paesi nelle Province di Udine e Pordenone.
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Interi paesi risultarono quasi del tutto distrutti, tra cui Gemona, Forgaria, Osoppo, Venzone, Majano. 989 persone persero la vita, di cui 400 solo a Gemona. Circa 3000 furono i feriti, mentre quasi 200.000 persone rimasero senza casa.
"Noi friulani abbiamo chiamato quel terremoto Orcolât, che significa orcaccio", ci ha spiegato Federico Martin, responsabile e coordinatore dei Fugular Furlan d'Australia. Il nome si rifà alla creatura leggendaria che appartiene alla cultura popolare della Val di Carnia, ed è divenuto poi sinonimo di quel tragico evento.

Nelle parole di chi ci ha raccontato quei giorni c'è tutta la loro fierezza: anche dall'Australia tante persone si mobilitarono per portare aiuto alle persone colpite dal dramma. Chi rimboccandosi le maniche, come Mario Rodàro, che viveva Down Under ma tornò per un periodo in Friuli ad aiutare a ricostruire, e chi invece contribuendo alla raccolta fondi lanciata dalla comunità friulana emigrata.
Con le donazioni comunitarie e i contributi dal governo australiano vennero costruiti cinque asili nelle zone colpite.
Momenti bruttissimi, ma che hanno ancora una volta portato i friulani di tutto il mondo a unirsi per superarli insiemeFederico Martin

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