Erano le 21.45 del 13 gennaio 2012, quando il comandante Francesco Schettino aveva ordinato di lasciare la rotta abituale per effettuare il cosiddetto “inchino”, una manovra di avvicinamento alla costa a mo’ di saluto.
Sulla nave c'erano 4229 persone.
La manovra, in cui la nave da crociera si piega e si raddrizza rapidamente come se appunto si inchinasse in forma di ossequioso saluto alla costa, venne però calcolata erroneamente da Schettino.
Risultato: la Concordia urta le Scole - un gruppo di scogli vicino all'Isola del Giglio - e riporta un grosso squarcio lungo circa 70 metri sul lato sinistro, inclinandosi su un lato.
4229 persone da evacuare non sono poche, ma Schettino abbandona la nave. il grave ritardo con cui vengono azionati i soccorsi non migliora la situazione, e 32 persone perdono la vita.
Il numero relativo alle vittime salirà successivamente a 33, quando un sommozzatore perderà la vita durante le operazioni di recupero della nave.

Il 1° febbraio del 2015 Schettino verrà poi condannato in primo grado a 16 anni, sentenza poi confermata dalla Corte d'Appello di Firenze il 31 maggio 2016 e in via definitiva dalla Cassazione il 12 maggio 2017 per omicidio colposo plurimo, naufragio colposo e abbandono della nave.
Il comandante è stato anche interdetto per sempre dai pubblici uffici. Oggi Schettino sta scontando la sua pena nel carcere di Rebibbia a Roma, dove è andato a costituirsi dopo la condanna in terzo grado.
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