Punti chiave
- L'esito negativo della candidatura di Roma all'Expo 2030 ha generato delusione e controversie su scala nazionale, minando gli impegni internazionali della città.
- Sorgono interrogativi riguardo a influenze esterne non trasparenti e ai cambiamenti nelle alleanze internazionali, evidenziati dal supporto all'Arabia Saudita da parte di nazioni precedentemente alleate dell'Italia.
- Il coinvolgimento politico variabile, inclusi sindaci e forze politiche nazionali, potrebbe aver influito sull'esito, evidenziando possibili implicazioni geopolitiche e danni all'immagine internazionale dell'Italia.
La recente sconfitta della candidatura di Roma ad ospitare l'Expo del 2031 ha scatenato un'ondata di delusione e controversia in Italia.
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"La situazione era prevedibile, considerando la forza esercitata dall'Arabia Saudita. Tuttavia, il risultato schiacciante dei voti a favore di Riad ha sorpreso non solo per l'esito, ma soprattutto per l'ampio margine di differenza rispetto alle aspettative", spiega il giornalista Carlo Fusi.
Una delle questioni sollevate è stata la mancanza di sostegno da parte di nazioni alleate dell'Italia come Brasile e Argentina, che hanno invece optato per sostenere la candidatura saudita.
Tale cambiamento di alleanze ha alimentato speculazioni su influenze esterne non trasparenti e possibili accordi dietro le quinte.
"Questo risultato porta un danno immediato per l'immagine dell'Italia. Roma, una delle città più rilevanti a livello mondiale, ha visto minate le promesse e gli impegni internazionali, con diverse nazioni che hanno preferito orientarsi verso l'Arabia Saudita, mettendo da parte le relazioni consolidate con l'Italia", afferma Carlo Fusi.
Il coinvolgimento politico variabile di diverse figure di spicco, dai sindaci alle forze politiche nazionali, ha indicato un sostegno non completamente allineato e un coinvolgimento non uniforme nella causa della candidatura di Roma per l'Expo 2030.
"Questo potrebbe aver certamente influito negativamente sull'esito finale", spiega Carlo Fusi.
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