Il terremoto che ha colpito la Colombia ha provocato centinaia di vittime e messo sotto pressione il sistema dei soccorsi, mentre nel vicino Venezuela restano pesanti le conseguenze del sisma dello scorso giugno. Sullo sfondo, in entrambi i Paesi, emergono anche tensioni e incognite politiche.
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È una corsa contro il tempo quella dei soccorritori in Colombia, dove un terremoto di magnitudo 7,4 ha colpito la parte occidentale del Paese, causando almeno 240 vittime e danneggiando o distruggendo oltre 1.600 edifici.
L'epicentro è stato registrato nell'area di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó, ma il sisma è stato avvertito anche a Bogotá e nei vicini Ecuador e Panama.
Le prime 72 ore sono quelle cruciali per salvare le vite che sono ancora sotto le macerieEstefano Tamburrini, giornalista, collaboratore dei quotidiani L'Avvenire e Il Fatto Quotidiano
Sul fronte politico, la gestione dell'emergenza arriva inoltre in una delicata fase di transizione governativa.
Secondo Tamburrini, la mancata continuità amministrativa avrebbe creato alcune difficoltà nel coordinamento dei soccorsi, mentre nelle città di Cali e Pereira sono emerse anche contestazioni per la gestione dell'emergenza e per l'introduzione del coprifuoco notturno.
La situazione resta complessa anche nel vicino Venezuela, colpito dal terremoto dello scorso 24 giugno.
"Siamo nella fase di rimozione delle macerie e nella fase in cui ci sono anche tantissimi poveri", ha raccontato Tamburrini ai microfoni di SBS, descrivendo lunghe file per ricevere cibo e condizioni particolarmente difficili per bambini e anziani costretti da settimane a vivere nelle tende.
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Alla crisi umanitaria si affianca quella politica. A Caracas è infatti in corso un nuovo round di colloqui tra governo e opposizione, ma, secondo Tamburrini, tra la popolazione prevale lo scetticismo sulla possibilità che il dialogo possa produrre risultati concreti.
“C’è anche il primo round di dialogo tra governo e opposizione, su cui la popolazione non ha molte aspettative, perché non si stanno producendo dei risultati. C’è la percezione di una road map già scritta da una potenza terza e che detterà sicuramente il destino del Paese", conclude Tamburrini ai nostri microfoni.
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