Erano le 15.30 di martedì quando centinaia di dispositivi cercapersone realizzati da un'azienda taiwanese - la Gold Apollo - e indossati da militanti di Hezbollah sono simultaneamente esplosi, provocando la morte di una decina di persone e il ferimento di altre migliaia tra Libano e Siria.
Gli affiliati a Hezbollah usano questo dispositivo - il progenitore del cellulare - proprio perché i telefonini non sono considerati abbastanza impenetrabili dai servizi segreti stranieri.
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Eppure tutto lascia intendere che l'intelligence israeliana - il Mossad - sia riuscita a manometterli e a trasformarli in un ordigni che hanno colpito Hezbollah anche dentro l’ambasciata iraniana a Beirut, nella quale il rappresentante diplomatico di Teheran è rimasto ferito.
Mercoledì, poi, altre migliaia di dispositivi - stavolta dei walkie-talkie - sono esplosi in tutta la regione, provocando la morte di altre 20 persone e il ferimento di altre migliaia.
Siamo di fronte al più grande attacco nella storia del MossadMichele Giorgio, giornalista
Dopo un iniziale silenzio sulla vicenda, Israele ha affermato che è cominciata una nuova fase della guerra, ammettendo indirettamente che dietro questo incredibile attacco, degno del più fantasioso film di spionaggio, ci siano i servizi segreti di Tel Aviv.
Della dinamica di questa serie di attentati e delle possibile conseguenze abbiamo parlato con Michele Giorgio, giornalista del quotiano Il Manifesto di stanza a Gerusalemme.

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