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Economia: Tassi fermi in Australia mentre Trump cerca nuove strade per i dazi

RBA RATES ANNOUNCEMENT
La governatrice della Banca Centrale Michele Bullock ieri in conferenza stampa a Sydney. (AAP Image/Dan Himbrechts) Source: AAP / DAN HIMBRECHTS/AAPIMAGE

Dal concetto di "trimmed mean", utile per comprendere le politiche monetarie della Banca Centrale Australiana, al possibile nuovo approccio americano ai dazi doganali fortemente voluti da Trump: il punto sulla settimana finanziaria con Max Tani.


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By Massimiliano Tani, Massimiliano Gugole, Carlo Oreglia

Presented by Andrea Pagani

Source: SBS


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Dal concetto di "trimmed mean", utile per comprendere le politiche monetarie della Banca Centrale Australiana, al possibile nuovo approccio americano ai dazi doganali fortemente voluti da Trump: il punto sulla settimana finanziaria con Max Tani.


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Era attesa ieri la decisione mensile della RBA sul tasso d'interesse e questa volta non ci sono state sorprese: non era previsto alcun rialzo e così è stato.

L'analisi del docente di finanza della UNSW Massimiliano Tani si è quindi concentrata sul concetto di "media troncata", in inglese trimmed mean, l'indicatore dell'inflazione preferito dalla banca centrale. Ma di cosa si tratta?

"L'inflazione viene calcolata su un certo numero di beni che vengono normalmente consumati in Australia, per cui in varie città campione si guardano i prezzi di questi beni e si misura se il prezzo da un mese all'altro sostanzialmente è sceso oppure è salito", ha spiegato il professore.

"Alcuni, però, subiscono aumenti o cali drastici per ragioni diverse, ad esempio la stagionalità: ecco, con la troncatura si eliminano gli aumenti o i cali maggiori, ed è questa media che la Banca Centrale guarda per decidere sul tasso d'interesse".

La ragione per cui l'inflazione è così alta in Australia è che spesso manca un regime commerciale di concorrenza, per cui molte aziende aumentano i prezzi senza paura di perdere clienti.
Massimiliano Tani

Tani ha anche commentato la prima consistente tranche di rimborsi che l'amministrazione Trump è stata costretta a versare a seguito della sentenza della Corte Suprema dello scorso febbraio, che dichiarava illegali i dazi generalizzati sulle importazioni introdotti da Trump durante il cosiddetto Liberation Day.

Sono infatti già circa 100 i miliardi restituiti alle imprese, pari a circa il 60% delle entrate doganali riscosse dal governo. La cifra è destinata ad aumentare, perché ci sarebbero almeno altri 29 miliardi in potenziali rimborsi.

Secondo Tani, "adesso l'amministrazione Trump ha introdotto il concetto di merci prodotte in condizioni lavorative di schiavitù: in questo modo intanto incassa questi nuovi dazi e poi si vedrà in tribunale".

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