Il risultato finale del voto presidenziale degli Stati Uniti dipende dagli stati ancora in bilico. Biden ha dichiarato: "La democrazia a volte è complicata, ma il processo sta funzionando", mentre Trump annuncia battaglia legale anche in Pennsylvania.
A 48 ore dall’Election day l’America non sa ancora chi siederà nello Studio Ovale della Casa Bianca. Il risultato finale del voto presidenziale degli Stati Uniti dipende da come andrà in Arizona, Georgia, Nevada, North Carolina e Pennsylvania, dove prosegue lo spoglio delle schede.
Al momento la situazione è di 264 grandi elettori per il candidato democratico Joe Biden e 214 per Donald Trump, servono 270 delegati per assicurare l’ingresso alla Casa Bianca al futuro presidente degli Stati Uniti d’America.
Joe Biden ha aumentato il suo vantaggio in Nevada e Arizona e sta scalzando il vantaggio di Donald Trump in Georgia e Pennsylvania. Soprattutto il risultato della Pennsylvania pesa nel conteggio finale, lo stato vale infatti 20 grandi elettori.
Poco fa Biden ha tenuto una breve conferenza stampa, ha esortato a mantenere la calma mentre vengono contati i restanti voti e ha dichiarato: "La democrazia a volte è complicata ma il processo sta funzionando".
"In America il voto è sacro", ha detto, sottolineando che ogni scrutinio deve essere contato. "È così che le persone in questo Paese esprimono la loro volontà".
Eppure, Donald Trump continua a sostenere brogli e annuncia battaglie legali in diversi stati, Pennsylvania, Wisconsin, Georgia e Michigan.
Il presidente uscente ha accusato Biden di aver “rubato” il risultato e minacciato di arrivare fino alla Corte Suprema per permettere la verifica dei voti postali.
In 24 ore Trump ha lanciato una campagna di raccolta fondi per finanziare le proprie battaglie legali e ha raccolto 8 milioni di dollari di donazioni.
Le contestazioni sulla regolarità del voto da parte del tycoon sono partite ancor prima della chiamata alle urne: Trump ha twittato nei giorni scorsi "Fermate lo spoglio!" e chiesto di non contare i voti postali giunti dopo il giorno delle elezioni.
Dalla contestazione del voto per posta si è passati a quella del processo di scrutinio delle schede, ma alcune denunce intentate da Trump sembrano avere poco peso legale.
Ad esempio, secondo l’Associated Press una giudice del Michigan ha respinto la causa intentata del presidente nel pomeriggio di mercoledì contro la Segretaria di Stato, Jocelyn Benson.
Secondo l’accusa di Trump, Benson avrebbe permesso il conteggio senza osservatori bipartisan, ma la giudice ha impugnato la denuncia perché intentata verso la persona sbagliata: Benson infatti non è responsabile della logistica del conteggio delle schede locali, anche se è il capo ufficiale delle elezioni dello stato.
I ricorsi potrebbero trascinare la nomina ufficiale fino all’8 dicembre.
Ascolta il punto sulle elezioni presidenziali americane:
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