La presenza dei padiglioni di Russia e Israele ha scatenato proteste e scontri tra polizia e manifestanti, nonostante quello russo fosse aperto solo agli addetti ai lavori.
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Si è aperta a Venezia il 9 maggio la Biennale tra polemiche, proteste e politica.
A scatenare le controversie il caso del padiglione russo, che, nonostante la presenza russa sia proibita a causa delle sanzioni contro Mosca, ha aperto per alcuni giorni per gli addetti ai lavori, chiudendo il giorno stesso dell'inaugurazione ufficiale.
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Le polemiche erano però iniziate già all'inizio di marzo, quando c'era stato l'annuncio ufficiale delle 100 partecipazioni nazionali e tra loro c'era la Russia, assente dal 2022 per l'invasione dell'Ucraina.
A seguito dell'annuncio, 22 ministri dell'UE avevano inviato una lettera al presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco chiedendo l'esclusione di Mosca.
Il 30 aprile la giuria internazionale si era poi dimessa in blocco in segno di protesta, annunciando di aver deciso di astenersi dal premiare padiglioni di Paesi accusati di crimini contro l'umanità come Russia e Israele.
Inoltre alla vigilia dell'apertura diverse manifestazioni hanno portato nelle calli di Venezia centinaia di persone in segno di protesta contro i due Paesi.
Una situazione ormai compromessa, le cui radici vanno cercate addirittura un anno fa, secondo il direttore di Black Art Project Andrea Candiani.
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