Il 22 ottobre 2021è uscito in tutto il mondo, nella doppia versione italiano e inglese, Ho Sognato Pecore Elettriche / I Dreamed of Electric Sheep, il nuovo album di inediti della PFM – Premiata Forneria Marconi.
Ai microfoni di SBS Italian, il bassista Patrick Djivas ha raccontato il nuovo lavoro a Lorenzo Santangelo, svelando il segreto di questi primi 50 anni di carriera.
“La nostra mentalità è quella di modificare costantemente l’indirizzo delle nostre ricerche. Da 50 anni non facciamo mai lo stesso album due volte di fila, cerchiamo sempre di essere pronti a fare la musica che ci piace fare".
"Se c’è un segreto nella PFM è questo, perché la cosa peggiore che può succedere ad un artista è annoiarsi. In realtà semplice: quando un gruppo nasce può avere fortuna e avere successo, come è successo a noi, e lì ti trovi davanti a un bivio".

"Cercare di ripetere questo sogno che si è appena avverato, cercando di ripeterlo facendo un disco simile, oppure fare come abbiamo fatto noi, che ci siamo detti: bene, abbiamo aperto una porta, adesso cerchiamo di fare i musicisti per tutta la vita".
"Per riuscirci devi crescere, modificare sempre la tua visione della musica e fare costantemente ricerca. In questi 50 anni abbiamo fatto qualsiasi tipo di musica, collaborando con tantissimi artisti differenti. Non ci siamo mai fermati all’etichetta prog".
Il nostro segreto è che non ci annoiamo mai
"Cosa vuol dire prog? Progressive, ovvero: tutto quello che succede da qui in avanti. Se vogliamo riassumere, il nostro segreto è non annoiarsi mai”, spiega Patrick Djivas.
“Il nuovo album parla di tecnologia, perché oggi la tecnologia ha invaso ogni aspetto della nostra vita. Ovviamente il problema non è la tecnologia in sé, ma l’utilizzo che se ne fa".

"Non dobbiamo essere pilotati dalla scienza, ma farci aiutare da essa. Dobbiamo continuare a sognare e riflettere
con la nostra testa. Lo stesso discorso vale per la tecnologia nella musica".
"È senz’altro uno strumento utile, ma deve essere solo uno strumento, non la soluzione. Un computer è come una penna, devi saperlo usare. Non puoi dire che è colpa della penna se è stata firmata una dichiarazione di guerra, è colpa della persone”.
Il successo internazionale? Abbiamo sempre rischiato, ci siamo sempre buttati nel fuoco
“Come mai siamo tra i pochi italiani ad avere avuto successo internazionale? È difficile dirlo, ma quello che posso dire è che abbiamo sempre rischiato, ci siamo sempre buttati nel fuoco".
"Non è stato sempre facile, abbiamo dedicato la nostra vita alla musica, facendo più di 6000 concerti in giro per il mondo. Certo, ci siamo trovati nel punto giusto al momento giusto, però non basta".
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"Bisogna cogliere l’occasione ed essere coraggiosi. Ci sono stati anche momenti difficili, soprattutto i primi anni, quando facevamo 300 concerti all’anno".
"Poi forse è stata importante anche la nostra capacità di improvvisare tantissimo dal vivo: questo ci ha permesso di non fare mai un concerto uguale all’altro”.

Riascolta qui l'intervista a Patrick Djivas, bassista della PFM:
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