In occasione del convegno ACIS dedicato all'italianistica a Melbourne, la docente di studi Europei alla San Diego University Clarissa Clò ha presentato il suo ultimo libro, che indaga attraverso l'hip hop i travagli delle seconde generazioni di immigrati in Italia negli anni '80 e '90.
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L’hip hop come spazio per raccontare identità, appartenenza e discriminazione: è questo uno dei fili conduttori di Vivo per questo – This Is What I Live For: An Afro-Italian Hip-Hop Memoir, il progetto bilingue dedicato alla storia del rapper Amir Issaa e presentato dalla docente di italianistica Clarissa Clò.
Attraverso la Roma delle periferie degli anni Ottanta e Novanta, il libro racconta un’Italia multiculturale ancora poco visibile nel racconto pubblico dell’epoca e il percorso di un ragazzo cresciuto tra diverse identità culturali, che trova nell’hip hop non solo una forma di espressione, ma anche uno strumento per reagire alla discriminazione e costruire una propria comunità.
L’esperienza di Amir in Italia è questa, ma quella degli italiani all’estero non è così diversa. Dobbiamo imparare a collegare queste esperienze.Clarissa Clò
La storia presenta anche un legame inatteso con l’Australia. Tra i primi amici di Amir c’era infatti Marcello Saolini, in arte Napal, trasferitosi da bambino con la famiglia a Surfers Paradise.
In Australia Marcello entra in contatto con la cultura hip hop e con i graffiti, prima di tornare a Roma nel 1988 e condividere con gli amici ciò che aveva imparato.
Si tratta di un episodio che avvicina le esperienze dei giovani cresciuti tra Italia e Australia e mostra come, pur in contesti diversi, questioni come identità, appartenenza e discriminazione possano intrecciarsi, ma soprattutto racconta il ruolo dell’hip hop nel creare comunità tra ragazzi, molto prima dell’arrivo di internet e dei social media.
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