Il futuro, oggi, a Melbourne Connect

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Melbourne Connect, un progetto della University of Melbourne. Credit: Image provided

Melbourne Connect è un progetto di University of Melbourne dove ricercatori e industria si incontrano per costruire il domani.


Come sarà il futuro? Macchine volanti alla “Blade Runner”, viaggi extradimensionali come in “Interstellar”, oppure astronavi alla conquista di galassie lontane come in “Star Wars”?

A parte il grande schermo, ci sono luoghi dove sembra di riuscire a intravedere un il futuro già oggi.

Uno di questi luoghi è Melbourne Connect, un progetto della University of Melbourne dove accademici e industria si incontrano non solo per teorizzare ma soprattutto per cercare di costruire il futuro.

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“L’idea di futuro cambia a seconda della persone a cui si chiede”, spiega il vicerettore della Facoltà di Ingegneria e IT, Frank Vetere, ai microfoni di SBS Italian.

“Facciamo ricerca ai più alti livelli internazionali e la ricerca è direttamente collegata ad applicazioni concrete. L’intersezione tra ricerca e industria è critica perché da quella si parte per un’immagine del futuro possibile”.

Ci sono infiniti modi in cui le nuove tecnologie cambieranno la vita delle prossime generazioni, secondo Vetere, attraverso lo sviluppo di metodi alternativi per produrre energie rinnovabili, nuovi modi di costruire o materiali, trasporti e tecnologie avanzate per l’ingegneria medica.

L’obiettivo di Melbourne Connect è appunto connettere accademia e industria in un unico edificio nel cuore di Melbourne.

Uno degli obiettivi del progetto è creare delle startup per commercializzare le idee alla base delle ricerche condotte nell'ateneo.

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Arianna Oddo, Business Development Associate a Melbourne Connect, con Alireza Mohammadi, ricercatore del Dipartimento di Ingegneria Meccanica con il prototipo di una nuova protesi pediatrica. Credit: SBS Italian

“È difficilissimo capire se una ricerca ha del potenziale commerciale o ha il potenziale di salvare il mondo”, spiega Arianna Oddo, Business Development Associate a Melbourne Connect.

Prima di diventare un "cupido" tra ricercatori e aziende - come si definisce lei stessa - la ricercatrice era tra i finalisti del concorso FameLab, rinomato in tutto il mondo, per il suo innovativo “brain-on-a-chip”, uno strumento per capire, prevenire e potenzialmente curare patologie al cervello che oggi sono incurabili.

Oggi Oddo aiuta studenti e ricercatori a sviluppare prototipi e costruire startup per mettere a disposizione del pubblico le ricerche che vengono condotte nelle università.

Creare idrogeno verde dall'umidità nell'atmosfera, costrure polimeri per aiutare le cellule del cervello a ricostituirsi dopo un ictus, o creare protesi bioniche per bambini, sono alcuni dei progetti ai quali i ricercatori stanno lavorando a Melbourne Connect.

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