Il divieto sui social media ai minori di 16 anni sta funzionando?

12-year-boy looks at his phone on February 9, 2025 in Bath, England.

Un bambino inglese di 12 anni guarda il suo telefono. Credit: Anna Barclay/Getty Images

Abbiamo raccolto i pareri dei nostri ascoltatori e di alcuni esperti sull'efficacia della riforma australiana di cui parla tutto il mondo a poco più di un mese dalla sua introduzione.


Il 10 dicembre 2025 è entrato in vigore in Australia il cosiddetto "social media ban" per chi ha meno di 16 anni.

Come spiega il docente di Analisi dei dati dell'Università di Sydney Francesco Bailo, non si tratta però di un divieto completo: "quello che gli adolescenti, i bambini non possono fare è creare un account su determinate piattaforme".

Ascolta il dibattito cliccando sul tasto "play" in alto a sinistra

Si può quindi su alcune piattaforme continuare a consultare in forma anonima i contenuti pubblicati, mentre è venuta meno la possibilità per i più giovani "di postare dei contenuti e di interagire pubblicamente con altre persone".

Quello che secondo me è decisamente positivo è che per la prima volta, nonostante soldi quasi infiniti, risorse quasi infinite delle piattaforme digitali per cercare di controllare di evitare qualsiasi tipo di intervento, per la prima volta un governo sia riuscito a intervenire limitandole.
Francesco Bailo, docente di Analisi dei dati dell'Università di Sydney
Francesco Bailo, Senior Lecturer in Data Analytics at the University of Sydney
Francesco Bailo, docente di Analisi dei dati all'Università di Sydney.

Come suggeritoci da alcune ascoltatrici, il sistema di blocco che dovrebbe sospendere gli account degli Under-16 non funziona sempre: lo conferma anche Daniela Vecchio, direttrice dei servizi di salute mentale e dipendenze alla Fiona Stanley Hospital di Perth.

Secondo Vecchio, inoltre, per essere pienamente efficace, il divieto dovrebbe essere esteso anche ad "altre piattaforme, per esempio le piattaforme del gaming, come Discord, o come Roblox" che invece "rimangono attive".

"E queste sono piattaforme dove i ragazzi si incontrano, comunicano tra di loro, ma anche possono diventare vittime di adulti, che sono dei predatori online", aggiunge.

Molti ragazzi vanno online perché in qualche modo si sentono soli nel mondo che non è online, perché hanno bisogno di conferma, hanno bisogno di avere un senso di valore, in qualche modo. E questo è molto rischioso.
Daniela Vecchio, direttrice dei servizi di salute mentale e dipendenze alla Fiona Stanley Hospital di Perth
Daniela Vecchio, Head of mental health and addiction services at Fiona Stanley Hospital
Daniela Vecchio, direttrice dei servizi di salute mentale e dipendenze alla Fiona Stanley Hospital di Perth

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