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State ascoltando SBS Italian.
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Un'italiana d'Australia è stata recentemente nominata 2026 Western Australian of the Year, ed è quindi finalista per il prestigioso titolo di Australian of the Year. Si tratta della psichiatra Daniela Vecchio, siciliana d'origine e triestina d'adozione, ma da 13 anni circa residente a Perth, dove è direttrice dei servizi di salute mentale e dipendenze presso il Fiona Stanley Hospital.
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La sua clinica in particolare si occupa di disordini da dipendenza dai videogiochi, prima in Australia a focalizzarsi su queste patologie e all'avanguardia nel mondo. In qualità di direttrice dell'Australian Gaming and Screens Alliance, la dottoressa Vecchio
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promuove inoltre la sensibilizzazione e la ricerca sull'uso dannoso di internet. L'ho raggiunta in Europa dove si trova temporaneamente e ho iniziato col chiederle come abbia reagito all'annuncio
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di essere 2026 Western Australia Australian of the Year. Io Sono Magica Fossati
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e questo è un podcast di SBS Italian.
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Sono molto felice perché questo premio offre l'opportunità di sviluppare servizi per la dipendenza online e particolarmente da videogiochi e social media, e anche un'opportunità di connettere individui, famiglie, scuole, medici di base, datori di lavoro. Allo stesso tempo mi preoccupa che il governo possa non dare l'attenzione, le risorse
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di cui abbiamo disperatamente bisogno in questo momento in Australia, perché ha altre priorità.
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Certo, colpisce quello che sta dicendo adesso perché l'Australia è stata sulle pagine di tutti i giornali del mondo proprio per il social media ban che è stato recentemente implementato. Trova quindi
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che ci sia ancora tanto da fare? Qual è stato un po' il suo punto di vista su questo social media ban?
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Io ritengo che sia uno step molto importante che il governo ha fatto. Allo stesso tempo questo step ha bisogno di essere parte di un pacchetto di misure non può essere considerato in isolamento.
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È necessario sviluppare la conoscenza del problema a livello territoriale, a livello di salute, a livello di dipartimento di educazione,
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a livello di famiglie, è importante sviluppare anche una un'educazione su come essere sicuri online, perché i bambini, gli adolescenti non lo sanno e sono molto vulnerabili a dei predatori online, ma anche ad essere radicalizzati online.
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Noi troviamo, vediamo anche molte famiglie che hanno difficoltà, per esempio, anche a mettere dei controlli, se vuoi, sul um sul telefonino, il parental control. Perché questa è una... una generazione, dove siamo indietro rispetto ai nostri figli, che naturalmente sono più esperti, um nel mondo digitale.
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Però. Sì, è molto importante um aiutare, le famiglie, aiutare i genitori um a capire,
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Quanto possa essere rischioso per questi bambini, per questi adolescenti passare tante ore online, devono anche conoscere con chi i loro figli si connettono. Perché purtroppo crediamo che um perché sono a casa i nostri figli sono al sicuro, ma in realtà,
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In questa stanza dove loro passano gli adolescenti molto del loro tempo, si connettono spesso con persone anche più grandi di loro. E questo può essere molto rischioso, perché non sappiamo che tipo di messaggi, che tipo di informazione, che tipo di richieste queste persone chiedono ai nostri figli.
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Ed è anche importante che veniamo educati come generazione di questi digital natives, ma che veniamo anche educati come famiglie, a um sapere come come sviluppare um per esempio come controllare attraverso il nostro telefono la la quantità per esempio di tempo, che i nostri figli passano online. Facciamo
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indietro, lei ha ricevuto questo riconoscimento molto prestigioso proprio per il suo ruolo. Lei dirige una clinica che si occupa proprio di dipendenza da videogiochi, in particolar modo. È un esperimento unico in Australia per il momento? Comunque il primo?
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Sì, è l'unica clinica in un ospedale pubblico in Australia. C'è bisogno di più cliniche come la nostra, ma c'è anche bisogno di sviluppare,
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dei servizi per la dipendenza online sul territorio. È importante che in qualche modo si possa um la cura, se vogliamo, venga sviluppata vicino dove le persone vivono. Ritengo sia molto importante che ci siano degli screening, per esempio nelle scuole. Dobbiamo riuscire a capire quanto esteso è il problema.
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E cosa si può fare prima. Non curare, dopo anni di dipendenza online, quando il ragazzo è diventato isolato a casa, aggressivo, non vuole più andare a scuola, non cerca lavoro, non ha più amicizie. Dobbiamo identificare nelle scuole, partendo dalle scuole, le scuole sono estremamente importanti,
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quei ragazzi che sono quei bambini che sono a rischio di diventare dipendenti dai videogiochi online, dai social media.
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Ecco, qual è la definizione della dipendenza da videogiochi, ma anche da social media, insomma dall'online.
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Perché immagino che anche questo sia un campo di studi abbastanza recente che va di pari passo con la diffusione di questi, queste possibilità diciamo, e queste presenze anche nella nostra vita.
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Certamente, i criteri sono il trascorrere molte ore, online, nonostante ci sono delle conseguenze negative.
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E le conseguenze negative sono per esempio l'isolamento sociale, sono l'aggressione a casa quando ci sono dei limiti che vengono posti. Sono il dormire poco, l'essere molto stanchi, connettersi online, e isolarsi, il non volere andare a scuola,
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ma anche diventare depressi, diventare ansiosi. Alcuni ragazzi perdono anche il contatto con la realtà. Io ho avuto un paziente che credeva che io fossi uno dei caratteri [personaggi] del suo video game.
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contatto con la realtà. Altri criteri importanti sono che il videogame o la piattaforma di social media prendono priorità, su altre cose, diventano essenziali, rispetto per esempio al mangiare, rispetto al dormire, rispetto alle relazioni sociali.
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E c'è anche una perdita di controllo, per esempio in in termini di quante ore, l'adolescente passa di fronte allo screen.
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um Quando lo si chiede: ma quanto passi? Mah, dicono tre ore, quattro ore, forse più.
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Ma in realtà abbiamo molti casi di adolescenti,
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Che passano anche 10 ore, se non di più. Online. Questo diventa come un lavoro full-time,
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e quindi chiaramente dilaga in un certo senso nella vita quotidiana di adolescenti che appunto, possono sviluppare questa vera e propria dipendenza di cui lei e i suoi collaboratori vi occupate. Ricordiamo che stiamo parlando con Daniela Vecchio, la dottoressa Daniela Vecchio, appunto lavora in Western Australia, ha appena ricevuto questo
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importantissimo riconoscimento proprio per il suo ruolo di direttrice di questo centro che è specializzato nella cura della dipendenza dei videogiochi. Parlava prima di una dipendenza che si sta diffondendo, ma ci sono già dei dati esatti su quanto si è diffusa?
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Certamente in Australia le stime negli adolescenti sono che almeno 100.000,
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Sono dipendenti da online videogiochi e molti di più sono a rischio. Altri dati indicano che bambini nella fascia di età dagli otto ai 12 anni passano almeno sei ore al giorno di fronte allo screen, e adolescenti tra i
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13 e i 18 anni passano almeno nove ore.
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Sono dati importanti e come diceva prima, non sempre le famiglie sono, come dire, consapevoli al 100 percento di quello che sta avvenendo nella vita dei loro figli, delle loro figlie.
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Ma per parlare appunto di quello che voi fate nella vostra clinica, che tipo di approccio usate per curare questo disordine?
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Quindi noi facciamo una valutazione e un trattamento um della dipendenza online, sia a livello individuale, che offriamo anche una terapia di gruppo. Aiutiamo molto anche le famiglie.
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Ci sono degli adolescenti che, per esempio sono molto, molto isolati a casa, sono diventati molto ansiosi, da un punto di vista sociale, non vogliono avere interazioni, quindi rifiutano di venire in clinica.
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Quello che facciamo è o cerchiamo di raggiungerli noi, li vediamo a casa e cerchiamo di stabilire un rapporto con loro,
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O anche aiutiamo le loro famiglie, invitiamo le loro famiglie a presentarsi alla clinica, e cerchiamo di offrire supporto e consigli, ma anche ci occupiamo di patologie coesistenti perché la dipendenza online da videogiochi e anche da social media,
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ha delle patologie coesistenti. La maggior parte dei nostri [pazienti] bambini e adolescenti, soffrono di depressione, soffrono di ansia sociale,
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O hanno il disturbo del deficit dell'attenzione, iperattività o sono possono essere autistici. Quindi ci sono anche delle patologie coesistenti, che è importante non sottovalutare.
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Parlava soprattutto di famiglie, ma vi è capitato ad esempio magari di ricevere delle segnalazioni anche da parte di scuole rispetto a
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questi problemi di dipendenza?
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Certamente, cerchiamo molto di facilitare il ritorno del bambino a scuola. Quindi andiamo anche nelle scuole, e ci incontriamo con gli insegnanti, con il preside della scuola, con gli psicologi che lavorano nelle scuole.
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E lì il bambino e la famiglia è presente a questi incontri. Quindi lavoriamo insieme perché io ritengo che bisogna lavorare col sistema, non solo con l'individuo. Quando dico sistema, dico la famiglia, dico la scuola.
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e perché no, anche con dei datori di lavoro. Perché ricordiamoci che questi bambini e adolescenti che rimangono a casa e non vanno a scuola, questi saranno i giovani e gli adulti di domani.
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che non cercheranno, perché non avranno le abilità, perché saranno diventati molto ansiosi da un punto di vista sociale, non cercheranno un lavoro. E purtroppo il rischio è che possano diventare marginalizzati,
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che ci possa essere uno stigma, quindi quello che anche sarebbe importante fare è cercare di facilitare la reintegrazione, o l'integrazione, se vogliamo, in percorsi preferenziali che facilitano anche um,
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delle opportunità di lavoro.
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Stiamo parlando con la dottoressa Daniela Vecchio che dirige appunto una divisione dell'ospedale Fiona Stanley nel Western Australia e che appunto è stata nominata Australian of the Year nel Western Australia. Facciamo un passo indietro e raccontiamo un po' come lei è arrivata in Australia perché, appunto si sente chiaramente che è italiana, ma cosa l'ha portata qui? è stata la professione soprattutto?
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Io sono siciliana e mi sono laureata a Catania e trasferita a Trieste per fare la specialità in psichiatria. La Sicilia, terra bellissima, mi ha insegnato l'importanza della famiglia, delle amicizie e della coesione sociale.
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Trieste mi ha dato tantissimo, particolarmente l'importanza di offrire a persone con problemi psichiatrici, l'opportunità di reintegrazione attraverso connessioni sociali, training e percorsi di lavoro. Il modello psichiatrico di Trieste è conosciuto a livello mondiale come il migliore sul territorio.
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e ho lavorato come psichiatra nel Friuli Venezia Giulia, in Inghilterra, la Nuova Zelanda, e dal 2013 in Australia. Sono sempre stata molto interessata a conoscere modelli psichiatrici in altri Paesi.
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Appunto parlavamo prima di questo fantastico riconoscimento, e sicuramente un'opportunità
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anche per in qualche modo usare, questa sorta di notorietà per far conoscere magari meglio il lavoro che lei sta compiendo, ma anche per far passare meglio alcuni messaggi, ci accennava già prima, della necessità di informare sempre di più la società, i genitori, ma anche gli insegnanti su quello che può accadere quando si sviluppano queste dipendenze. Ma ovviamente,
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l'online fa parte della vita di tutti e tutte noi ormai, ed è, come dire, difficile immaginare una vita senza. C'è un rapporto sano con questi mezzi? Qual è il limite tra un rapporto sano ed un rapporto che invece può diventare un vero e proprio disordine?
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Sono d'accordo, l'online fa parte della nostra vita, e anche il giocare, il giocare videogiochi e anche andare su social media um,
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Su delle piattaforme di social media fa parte della nostra vita. Il problema è quando, sono le ore che passiamo e e le ragioni per cui ci andiamo. Perché il passare fino a un paio d'ore, se i nostri bambini, i nostri ragazzi passano fino a un paio d'ore al giorno, va bene. È divertimento e connessione sociale.
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Il problema è quando passano ore e ore, il problema è quando,
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riescono a trovare un senso di appartenenza, un senso di riconoscimento,
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riescono a gestire delle emozioni negative, dei sentimenti, per esempio, di non sentirsi adeguati,
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di sentirsi insicuri, di essere molto ansiosi e riescono a gestire questi solo quando vanno online, perché lì hanno questo falso senso, io direi di appartenenza, di connessione sociale, ma in realtà perdono molto perché um si allontanano dalla famiglia, si allontanano dagli amici che non sono online.
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Si allontanano dalla scuola, ma anche la loro salute fisica, la loro salute mentale, perché se si passano tante ore di fronte allo screen, in realtà si mangiano solo... si mangia solo del dello snack, se vuoi, e si dorme poco e non si esce e non si fanno attività fisiche e si vive una vita molto sedentaria...
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È chiaro che tutto questo ha un impatto sulla salute fisica, quindi vediamo molti adolescenti, che per esempio diventano obesi, possono sviluppare um diabete, ma anche vediamo adolescenti che poi vengono bullied, se vogliamo, maltrattati online, quindi diventano um
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insicuri, si sentono depressi, si sentono suicidari, alcuni perdono contatto con la realtà. E questo è importante anche per noi adulti, perché noi familiari, noi adulti, un po' per i ritmi frenetici della vita, un po' perché siamo veramente immersi in questo mondo digitale dove sembra che dobbiamo essere sempre presenti.
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E abbiamo perso o rischiamo di perdere il tempo, il tempo prezioso con noi stessi, ma anche con i nostri figli.
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Perché è chiaro che i nostri figli se vedono noi um immersi, ed è facile perdere il controllo o il senso del tempo, perché queste piattaforme sociali e questi videogiochi online sono creati per farci stare,
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il più a lungo possibile, sono creati per renderci dipendenti, quindi noi stessi, perdiamo il senso del tempo, ma perdiamo e questo è molto importante, il senso della relazione, e l'importanza della relazione con l'altro, della rellazione reale, autentica,
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quella relazione fatta di sguardi, fatta di comunicazione, fatta di "facciamo delle cose insieme". Quello che è la clinica che io dirigo uno dei trattamenti è cercare o uno degli scopi è cercare di riconnettere il bambino, l'adolescente con la sua famiglia. Quindi prescriviamo delle attività sociali, prescriviamo del tempo,
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Che devono passare insieme, però senza essere disturbati, se vogliamo, dal telefonino che squilla,
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dalla notificazione del social media,
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che ci dice quanti likes abbiamo ricevuto,
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o che ci indica che qualcosa di importante sta succedendo nel mondo digitale. Quindi prescriviamo attività come sedersi intorno a un tavolo e parlare, cucinare insieme.
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Andare a fare una passeggiata.
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Quindi ritrovarsi insieme, riscoprire il piacere del tempo che si passa insieme.
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Mi veniva in mente giocare a carte, per esempio.
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Absolu- assolutamente giocare a carte um,
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Leggere insieme, leggere ai nostri figli, cercare di capire che cosa sta succedendo nel loro mondo. Perché oggi per l'adolescente è difficile. È difficile crescere, ci sono molte aspettative.
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Quindi è molto importante per noi genitori um essere un punto di presenza stabile e forte nella loro vita.
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Dottoressa Daniela Vecchio, è stato veramente un piacere conoscerla, farla conoscere al nostro pubblico. Le facciamo ancora le congratulazioni e in bocca al lupo perché potrebbe essere anche Australian of the Year. Grazie infinite. um ci speriamo un po', facciamo il tifo per lei. Grazie.
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