Il libero scambio UE-India tra geopolitica e realpolitik

Visita in India della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (sinistra) con il PM indiano Narendra Modi (centro). Source: AAP / RAJAT GUPTA/EPA

Dopo quasi vent’anni di negoziati, Unione Europea e India hanno firmato un accordo di libero scambio che riflette i cambiamenti negli equilibri commerciali e geopolitici globali, accelerati dalle tensioni con gli Stati Uniti.


Unione Europea e India hanno annunciato la firma di un accordo di libero scambio rimasto in sospeso per quasi due decenni.

L’intesa, definita “la madre di tutti gli accordi”, arriva in una fase di forte instabilità del commercio internazionale, segnata dal ritorno dei dazi e dalla pressione degli Stati Uniti sui partner economici.

L’accordo riguarda oltre due miliardi di persone e punta a ridurre in modo significativo le barriere tariffarie, aprendo il mercato indiano alle esportazioni europee e rafforzando al tempo stesso la posizione dell’India come attore centrale negli scambi globali.

Per il giornalista Carlo Pizzati, di base in India, la firma è il risultato di una scelta obbligata più che di una visione condivisa.

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"Ci si è arrivati per forza, trascinati dalla politica sciamannata di Trump sull’utilizzo e l’abuso dei dazi e quindi, come ha detto Ursula von der Leyen, unendo le forze del secondo gruppo economico; quindi l’Europa assieme alla quarta potenza industriale del mondo, l'India, è una minaccia commerciale anche per gli Stati Uniti molto più seria."

In questo contesto, l’accordo assume anche una valenza politica, come risposta a un sistema internazionale sempre più frammentato. “Trump in pratica sta creando nuovi nemici commerciali che si alleano tra di loro. Questa è la risposta ovviamente più semplice, ma è reale”, spiega Pizzati.

Restano aperte le implicazioni politiche e valoriali dell’intesa.

Alcuni si chiedono come faccia l'Europa laica e democratica di oggi a dialogare con un primo ministro come Narendra Modi, che promuove un'agenda nazionalista indù ma soprattutto che, nel suo mandato, è stato oggetto di forti critiche internazionali riguardo al rispetto dei diritti umani, al trattamento delle minoranze, in particolare di musulmani e cristiani, e riguardo alla forte repressione del dissenso.

Secondo Pizzati il dialogo tra Bruxelles e il governo di Narendra Modi avviene in un quadro ben preciso, ovvero “con un sano realismo politico".

"Non voglio dire guardando dall'altra parte, ma sicuramente non mettendolo al centro del dibattito", chiarisce.

Le critiche sul rispetto dei diritti delle minoranze e sulla repressione del dissenso restano quindi sullo sfondo, mentre l’accordo dovrà ora superare le ratifiche parlamentari e le resistenze interne, in un percorso che potrebbe richiedere ancora anni prima di tradursi pienamente in pratica.

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