Si è svolta a fine febbraio la Melbourne Art Fair 2024 con opere provenienti da 60 paesi.
C’erano molti artisti aborigeni, alcuni mediorientali e i “soliti grandi nomi di artisti australiani che ci propinano fiera dopo fiera senza scampo”: questa la sintesi della fiera secondo Andrea Candiani, il direttore di Blackartprojects.
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“Le gallerie medio-piccole e nuove hanno saputo mostrare opere con un vero spessore artistico, mentre le gallerie importanti non hanno fatto che portare i soliti noti, presentando nomi di 20 o addirittura in alcuni casi 50 anni fa”, secondo l’esperto di arte contemporanea.
In questa edizione, le gallerie indipendenti potevano presentare in mostra un solo artista, regola che di fatto ha reso la mostra meno rilevante; la scelta di presentare artisti solidi per vendere annoia il pubblico.
“Melbourne non è Sydney, insomma”, conclude Candiani, riflettendo sull’apertura in contemporanea di diverse biennali in Australia - comprese quelle di Adelaide e Sydney - ma anche a Venezia.
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