Raggiunto quando si trovava a Djibouti nell'omonimo Stato, il fondatore dell'ONG MusicForPeace Stefano Rebora ha raccontato ai microfoni di SBS Italian i suoi ultimi giorni nella capitale sudanese, dove si trovava con la moglie e il figlio di otto anni.
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Nonostante il cessate il fuoco - annunciato nella notte dal segretario di Stato Anthony Blinken - la situazione nelle strade soprattutto di Khartoum è molto fluida, e non sorprenderebbero colpi di scena nelle prossime ore.
Insieme al giornalista Michele Giorgio, abbiamo cercato di delineare i profili dei due eserciti che di fatto si contendono il potere.
Quello nazionale sudanese, agli ordini del generale Abdel Fattah al-Burhan, è stato attaccato negli ultimi giorni dagli ex-alleati delle forze paramilitari di supporto rapido, che fanno invece capo al comandante Mohamed Hamdan Degalo, detto Hemedti.
C'è stato un ultimatum venerdì nei confronti dei paramilitari, e il giorno dopo è scoppiato il putiferio.Stefano Rebora
Secondo Giorgio, l'esercito nazionale sembra resistere alle cariche della RSF, anche se l'eventuale ingresso nel conflitto di forze esterne - sia sudanesi che estere - potrebbe spostare l'ago della bilancia.
Il Sudan, secondo il giornalista e direttore di pagineesteri.it, è un Paese che riveste un ruolo cruciale nell'Africa subsahariana, sia dal punto di visto civile che economico.
Questo, a suo dire, potrebbe favorire l'ingresso di altri attori nel conflitto armato.
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