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Influenza aviaria, senza un vaccino cresce il rischio per i mammiferi marini australiani

PENGUIN VACCINE PHILLIP ISLAND
Pinguini minori in procinto di essere vaccinati. Source: AAP / JOEL CARRETT/AAPIMAGE

Cresce la preoccupazione per l’impatto dell’influenza aviaria H5 sulla fauna australiana dopo la conferma, lungo la costa dell’Australia Meridionale, di due casi nelle foche, tra cui il primo caso accertato di H5 in un mammifero nel Paese.


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By Asha Abdi, Jacopo Iannelli, Sydney Lang, Francesca Rizzoli

Source: SBS / JOEL CARRETT/AAPIMAGE


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Cresce la preoccupazione per l’impatto dell’influenza aviaria H5 sulla fauna australiana dopo la conferma, lungo la costa dell’Australia Meridionale, di due casi nelle foche, tra cui il primo caso accertato di H5 in un mammifero nel Paese.


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Gli esperti temono conseguenze anche per i leoni marini australiani, una specie già a rischio di estinzione, con una popolazione stimata tra i 10mila e i 12mila esemplari e concentrata soprattutto lungo le coste dell’Australia Meridionale e Occidentale.

La professoressa Rachael Gray, docente di medicina veterinaria all’Università del New South Wales, ha avvertito che quanto osservato all’estero mostra la gravità del rischio in Australia.

"Sulla base di quanto abbiamo visto in Sud America e nelle regioni subantartiche, sappiamo che foche e leoni marini sono ad altissimo rischio di infezione e mortalità. Ora che sappiamo che in Australia c’è trasmissione tra gli uccelli e quella che sembra essere una trasmissione dagli uccelli ai mammiferi, è molto preoccupante la possibilità che si verifichino eventi di mortalità di massa e una diffusione più ampia del virus", ha spiegato Gray.

Le autorità hanno intanto ampliato i programmi di vaccinazione per alcune specie di uccelli nativi, ma non esiste ancora un vaccino disponibile per proteggere foche e leoni marini. Il governo federale sta valutando vaccini sperimentati in Nord America sui mammiferi marini, mentre il 25 agosto erano stati confermati 319 casi di influenza aviaria H5 in Australia.

Secondo il professor Euan Ritchie della Deakin University, la risposta richiede maggiori risorse.

"L’Australia ha avuto diversi anni per prepararsi all’arrivo dell’influenza aviaria. Siamo l’ultimo continente ad essere stato colpito. Ma abbiamo anche visto una generale carenza di finanziamenti per questa risposta e, sebbene il governo federale abbia stanziato 113 milioni di dollari più altri 24 milioni attraverso Stati e Territori, siamo ancora molto lontani da ciò di cui abbiamo bisogno".

Il rischio per la salute umana resta basso, secondo il governo, che invita la popolazione a non toccare uccelli malati o morti e a segnalarne la presenza alle autorità sul sito www.birdflu.com.au

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