Quando si pensa all'intelligenza artificiale nella medicina si immagina che il suo utilizzo sia lontano e complesso.
Per quanto molte questioni soprattutto di carattere etico siano ancora irrisolte, l'uso di queste tecnologie è in realtà già parte integrante della pratica quotidiana negli ospedali, ad esempio nella lettura di radiografie ed elettrocardiogrammi.
Uno degli scogli per poter godere appieno delle opportunità che le nuove tecnologie offrirebbero è quello della diffidenza, sia tra i medici sia tra i pazienti.
In particolare le persone anziane, secondo il prof. Arduino Mangoni, direttore del Departimento di Farmacologia Clinica della School of Medicine alla Flinders University del South Australia, sarebbero le maggiori beneficiarie dell'utilizzo di Intelligenza Artificiale.
“Negli ultimi 50 anni la medicina è diventata molto complessa, con l’avanzamento delle tecniche diagnostiche e terapeutiche molti pazienti vivono più a lungo ma anche la complessità aumenta: si prendono più farmaci, possono esserci patologie concomitanti con altri farmaci. Una complessità che si riflette a livello individuale e anche tra paziente e paziente”.
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“Invecchiamo in maniera estremamente individuale. Su mille soggetti anziani c’è una variabilità interindividuale nel numero di malattie, fragilità, indipendenza ed educazione”, spiega Mangoni.
![Tour De Cure [Arduino Mangoni] [Ashley Hopkins] FCIC [JAB_8206].jpg](https://images.sbs.com.au/22/18/876e58424e2e8860cec9acbf18a8/tour-de-cure-arduino-mangoni-ashley-hopkins-fcic-jab-8206.jpg?imwidth=1280)
Inoltre la ricerca di farmaci viene condotta su pazienti giovani che non presentano patologie legate all’avanzamento dell’età.
Per il prof. Mangoni l’intelligenza artificiale rappresenta quindi una risorsa ancora da esplorare per offrire nel futuro ulteriori benefici in termini di efficacia alla popolazione anziana.
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