Sono passati sei mesi da quando la polizia morale iraniana prese in custodia la giovane di origini curde Mahsa Amini con l'accusa di non indossare il velo in maniera consona alla legge.
L'arresto è finito con il decesso lo scorso 16 settembre della ragazza ventiduenne, che è poi divenuta il simbolo delle proteste che si sono scatenate nel Paese contro il governo di Teheran e il leader supremo Khamenei.
Proprio quest'ultimo nei giorni scorsi ha deciso di concedere la grazia ad oltre 22.000 persone coinvolte direttamente nelle proteste che hanno investito il Paese, cercando simbolicamente di tendere un ramo d'ulivo ai manifestanti.
"Si tratta proprio di un tentativo del regime di placare i manifestanti", afferma il giornalista di base a Gerusalemme Michele Giorgio.
"Non dimentichiamo che decine di migliaia di iraniani, in tutto il Paese, e non solo nella capitale Teheran, si sono mobilitati per chiedere maggiori aperture in tema di libertà individuali", spiega Michele Giorgio.
"Come sappiamo in Iran vige un regime religioso che a molti iraniani va bene, ma a tanti altri no", afferma Michele Giorgio.
Un altro problema pressante per il popolo iraniano rimane quello delle condizioni economiche in cui la popolazione si trova.
"Le sanzioni imposte dai Paesi occidentali pesano duramente sulle condizioni economiche degli iraniani".
"Nonostante il governo di Teheran continui a fare annunci in merito alla scoperta di nuovi giacimenti petroliferi, gassiferi e minerari, la realtà economica che la popolazione si trova a dover affrontare è decisamente difficile", conclude Michele Giorgio.
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