Era il 25 aprile del 1945 quando Sandro Pertini, per conto del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, proclamò l'insurrezione generale in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, intimando ai tedeschi e ai repubblichini di arrendersi o perire.
Dopo la fine del conflitto, si scelse proprio quella data per celebrare la liberazione d'Italia dal nazifascismo.
"Il 25 aprile dovrebbe appartenere a tutta la popolazione italiana", spiega il professore di storia contemporanea dell’Università degli Studi dell’Insubria, Antonio Maria Orecchia, "perché è il simbolo di un Paese che dopo vent'anni di ditattura, cinque anni di guerra mondiale e, soprattutto, 20 mesi di una terribile e crudele guerra civile, chiude questa stagione e ne apre un'altra, in cui si costruirà l'Italia della democrazia e l'Italia della pace".
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In Australia, invece, in occasione del 25 aprile, con Anzac Day si commemorano coloro che hanno prestato servizio, combattuto e perso la vita nelle forze armate australiane e neozelandesi. La marcia organizzata per Anzac Day è un evento importante che onora il loro sacrificio e il loro coraggio, con il motto "lest we forget" (per non dimenticare).
La data è quella della disastrosa campagna di Gallipoli, in Turchia, in cui tra il 1915 e il 1916, secondo le stime dello scrittore australiano Les Carlyon, vi furono 43.000 morti o dispersi britannici, tra cui 8709 australiani, mentre circa un quarto del totale del contingente neozelandese sbarcato sulla penisola rimase ucciso, per un totale di 2721 morti.
Nel 2018 lo storico Gianfranco Cresciani aveva ricordato ai nostri microfoni il significato storico di questa giornata: "lo sbarco a Gallipoli cominciò appena 15 anni dopo la formazione della federazione australiana, quindi fu la prima volta in cui persone da tutte le parti d'Australia si trovarono a combattere insieme; fu un esperimento di nation building, di creazione della nazione".
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