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Israele, Netanyahu torna al potere con il sostegno dell'estrema destra

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Former Israeli prime minister and leader of the Likud party Benjamin Netanyahu (C) thanks his supporters after speaking at the Likud party final election event in Jerusalem, Israel, 01 November 2022. Source: EPA / ABIR SULTAN/EPA/AAP Image

Con il conteggio delle schede ormai terminato, la coalizione di destra guidata da Benjamin Netanyahu ha conquistato 62 seggi, uno in più di quelli necessari per avere la maggioranza. Netanyahu dovrà però fare affidamento all'appoggio del partito Sionista Religioso.


In evidenza
  • Nella giornata di martedì, il popolo israeliano si è recato alle urne per la quinta volta in quattro anni
  • I risultati elettorali hanno dato la maggioranza parlamentare alla coalizione guidata da Benjamin Netanyahu
  • Netanyahu dovrà fare affidamento all'appoggio di due gruppi di estrema destra confluiti nella lista elettorale Sionista Religioso

Nella giornata di martedì, per la quinta volta in quattro anni, gli israeliani si sono recati alle urne per eleggere la Knesset, il parlamento israeliano.

In Israele sembra difficile formare una maggioranza solida e l'anno scorso, per la prima volta dopo 12 anni, Benjamin Netanyahu era stato spodestato dalla carica di primo ministro dopo essere stato travolto da accuse di corruzione e frode.

La sua carriera politica sembrava essere al capolinea, ma alle ultime elezioni gli israeliani hanno nuovamente deciso di affidare a lui la guida del Paese.

"Si può certamente dire che questo è il governo più a destra della storia d'Israele", afferma Michele Giorgio, corrispondente dal Medio Oriente per il quotidiano Il Manifesto.

"Non dimentichiamoci che Israele ha però avuto un governo di destra dal 2009 fino al 2021 sempre a guida Netanyahu".

Questa volta però le cose sono un po' diverse, in quanto, a far parte della coalizione di governo entra a far parte anche la lista elettorale Sionismo Religioso la quale racchiude al suo interno due dei partiti più estremisti della scena politica israeliana.

"Uno dei due leader di questa lista, Itamar Ben-Gvir è ben noto per le sue posizioni estremiste che in qualsiasi altra democrazia occidentale verrebbero certamente definite come idee neo-fasciste", afferma Michele Giorgio.

"Tra le sue posizioni c'è quella di annettere nuovamente ad Israele tutta la Cisgiordania occupata nel 1967. Vuole inoltre picconare la Corte Suprema che considera un organo in mano ai partiti di sinistra e non un organo di tutela della legge e vuole dare a soldati e poliziotti la possibilità di aprire il fuoco senza molti vincoli".

La vera sconfitta sembra la sinistra israeliana.

"A meno che non vi sia un miracolo, il principale partito di sinistra in Israele rimarrà fuori dalla Knesset", conclude Michele Giorgio.

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