L'emendamento voluto da Fratelli d’Italia sulle preferenze nella nuova legge elettorale è stato bocciato dalla Camera, con 50 voti mancanti tra le file della maggioranza, alimentando le tensioni interne al centrodestra e spingendo l'opposizione a chiedere le dimissioni di Giorgia Meloni.
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Con 188 voti contrari e 187 a favore, la Camera ha bocciato a scrutinio segreto l'emendamento della maggioranza alla legge elettorale che prevedeva, insieme al capolista bloccato, la possibilità di esprimere fino a tre preferenze nei collegi plurinominali.
L'emendamento, fortemente voluto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, era stato inizialmente firmato solo da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc, ma successivamente sostenuto anche da Lega e Forza Italia.
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"Sia Salvini che Tajani avevano avvertito Meloni: 'Guarda che però, nel voto segreto, che è previsto in casi del genere, rischiamo di andare sotto'", spiega il giornalista Carlo Fusi.
E così è stato: all'appello sono mancati una cinquantina di voti tra le fila della maggioranza ed è ora caccia ai "franchi tiratori", con "indiziati principali quelli dei partiti che si erano espressi in maniera contraria alle preferenze, quindi Lega e Forza Italia", prosegue.
Il voto contro l'emendamento è stato un voto contro Meloni, un segnale molto forte contro il fatto che lei si possa muovere indipendentemente da quelle che sono le indicazioni che arrivano dal resto della maggioranza.Carlo Fusi, giornalista e corrispondente di SBS Italian da Roma
"Meloni è stata molto dura: ha detto che ha vinto la palude, come a dire, insomma, che hanno vinto quelli che non hanno voluto cambiare la riforma", spiega Fusi.
L'opposizione, che ha votato compatta contro l'emendamento, invoca invece le dimissioni della premier e nuove elezioni.
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